Articolo di Lucie Delaporte pubblicato dal quotidiano informatico francese "Mediapart"il 22 febbraio 2014

Version imprimable de cet article Version imprimable

Segregazione scolastica

Le discriminazioni scolastiche nei confronti dei figli degli immigrati sono generali . Non basta essere bravi e dotati per le faccende scolastiche se si e’ figli di immigrati, se nome e cognome sono strani. Gli insegnanti sono molto efficienti a svolgere opera di pulizia etnica. Le disuguaglianze scolastiche colpiscono in maggioranza gli studenti stranieri, i figli di immigrati. Qualcuno , eccezionalmente, se la cava e riesce a fare una buona carriera scolastica. Ma si tratta di eccezioni. Infatti le indagini sui figli di immigrati che riescono a scuola sono rare. Gli studi di casi pure. Occorre avere una gran fortuna oltre che doti eccelse, una volontà’ a tutta prova e una famiglia con persone colte anche se non istruite, per riuscire a scuola malgrado condizioni sociali svantaggiate ma tutto cio’ non e’ una condizione essenziale per il successo scolastico. Questi sono parametri che contano indubbiamente ma la giustizia scolastica è determinata soprattutto da altri fattori che sono ancora poco noti.

Articolo tradotto liberamente e parzialmente in italiano.

Il testo e’ stato ripreso in questa sede perche’ la questione si pone e si porrà sempre di più’ anche in Italia dove purtroppo le statistiche scolastiche sono lacunose, imprecise, poco comparabili. Vale pero’ la pena porla sul tappeto per prima cosa perche’ illustra una delle funzioni della scolarizzazione, in secondo luogo perche’ evidenzia i comportamenti di moltissimi insegnanti , talora inconsapevoli e invece, purtroppo, talora, consapevoli, deliberati. Esiste un razzismo latente nelle scuole. In terzo luogo, questo quadro che si ritrova in diversi sistemi scolastici, pone il problema del sistema scolastico dal punto di vista della povertà’, della giustizia, della distribuzione equa della conoscenza scolastica.

Anche in Italia si ritrovano situazioni analoghe a quelle descritte nell’articolo.

Forse le statistiche , in Italia ci sono perche’ si raccolgono molti dati nelle scuole ma non si pubblicano, potrebbero dare un colpo di mano per venire a capo di questo problema. Invece si tengono seminari , convegni, incontri sull’equità’, sulla bontà’ della scuola, sull’importanza dell’istruzione scolastica. Molte parole al vento.Molte manipolazioni , molte chiacchiere fasulle. Nel sistema politico francese succede la stessa cosa, anzi si è convinti che la scuola della Repubblica, ossia la scuola statale , sia intrinsecamente giusta.

 Il testo originale, completo, in lingua francese e’ allegato all’articolo.

 

La scolarità dei figli di immigrati: il pessimo voto della Francia

Articolo di Lucie Delaporte pubblicato sabato 22 febbraio 2014 dal quotidiano Mediapart

 

 

L’ultima indagine PISA rivela una più debole performance degli studenti che provengono dal mondo dell’immigrazione rispetto agli studenti francesi che provengono da un ambiente sociale equivalente. Queste cifre contraddicono tutte le statistiche ufficiali pubblicate finora.

Il soggetto è sensibile. Politicamente è esplosivo. Forse questa è la ragione per la quale gli insegnamenti che si possono trarre dall’indagine PISA pubblicata nel dicembre dello scorso anno che ha rivelato, una volta di più, la presenza di disuguaglianze profonde annidate nel sistema scolastico francese sia stata così poco commentata.

Questo aspetto dell’indagine però merita una riflessione. Secondo l’OCSE, “gli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione (quelli della 1ª e della 2ª generazione) conseguono in Francia punteggi inferiori di 37 punti a quelli degli studenti autoctoni, ovverosia pressappoco l’equivalente di 1 anno di scuola (rispetto a 21 punti, in media, negli altri paesi dell’OCSE)”, e tutto ciò ad ambiente sociale equivalente. Questa cifra è in totale contraddizione con le statistiche ufficiali francesi che anno dopo anno hanno sostenuto che ad ambiente sociale uguale, i risultati scolastici degli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione sono gli stessi, anzi leggermente migliori rispetto alla mediadei punteggi conseguiti dagli studenti autoctoni provenienti dagli stessi ambienti sociali.

Per esempio Claude Guénant [1] in piena campagna elettorale del 2012 aveva affermato che gli studenti figli di immigrati erano responsabili “per due terzi” della loro ’insufficienza scolastica in Francia". I ricercatori non sono venuti meno in questa campagna di disinformazione sistematica e pure loro hanno ribadito lo stesso punto di vista. Questo "successo" scolastico dei figli degli immigrati sarebbe spiegato con il maggiore investimento delle famiglie immigrate nell’istruzione ad ambiente sociale comparabile. Gli specialisti della questione in questo modo scartavano qualsiasi ipotesi di una scolarità dei figli di immigrati problematica di per sé.

 

 

“Non si può dire che ci sia contraddizione perché non si controllano le stesse cose e la metodologia adottata non è la stessa”precisa la direttrice della DEPP Catherine Moisan, che ha avuto la responsabilità di pilotare l’indagine dell’OCSE in Francia. “PISA è una fotografia dei punteggi a15 anni mentre le indagini in questione (ossia le indagini francesi) sono concepite per cogliere le traiettorie scolastiche e i livelli di diplomi”. Invece di valutare l’attitudine a risolvere un problema di matematica in una determinata situazione-ciò che misuraPISA- il livello di diploma conseguito-ciò che è misurato dalle indagini francesi-è in effetti il frutto di una quantità di fattori: l’ambizione le famiglie, le scelte d’orientamento, l’ambiente scolastico, eccetera.

Orbene che cosa si conosce del percorso scolastico dei figli di immigrati della 2ª generazione? Hanno le stesse opportunità di riuscita dei compagni francesi? Hanno le stesse ambizioni della maggioranza della popolazione scolastica ?

 

 

Queste questioni sono politicamente fondamentali. La ricerca scientifica pubblica sembra però paradossalmente ancora molto balbettante su questi punti. Gli scogli da affrontare sono effettivamente numerosi. Interrogare il funzionamento della scuola significa mettere in dubbio il mito repubblicano secondo il quale gli attori dell’istituzione scolastica sono trattati alla stessa stregua perché la scuola sarebbe intrinsecamente indifferente rispetto all’origine sociale e nazionale. Per le autorità politiche francesi, interrogare la popolazione immigrata significa prendere il rischio di etnicizzazione della scuola e della vita sociale, di sopravvalutare l’importanza delle capacità scolastiche.

 

 

Per quanto complesse siano, queste questioni meritano tuttavia di essere poste. Non soltanto perché-l’indagine PISA lo dimostra che c’è un insuccesso scolastico più importante tra questi studenti di quanto l’origine sociale fosse in grado di spiegare, ma anche perché il sentimento di giustizia o di discriminazione in seno alla scuola degli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione si manifesta in maniera sempre più evidente.

L’indagine "Trajectoires et origines" condotta d’intesa da due istituti nazionali francesi di grande rilievo come l’INED (Istituto nazionale di studi demografici) e l’INSEE (Istituto nazionale della statista e degli studi economici) costituisce da questo punto di vista una novità. La base statistica è quanto mai solida (22.000 risposte) e fornisce informazioni su percorsi scolastici in seno al mondo dell’immigrazione recente proveniente dall’Africa sud-sahariana, dalla Turchia e dall’Asia del sud-est, cioè su una popolazione che finora è stata relativamente poco studiata e permette confronti con ondate migratorie più recenti come quelle provenienti dal Maghreb.

 

In un articolo della " Revue économie et statistique " dell’INSEE (no. 464-465-466, 2013), Yaël Brinbaum e Jean-Claude Primon, due ricercatori, dimostrano che gli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione non solo condividono i difetti della popolazione scolastica della stessa tipologia ( per esempio alta dispersione scolastica, presenza massiccia nella formazione professionale, tassi elevati di ripetenza), ma hanno percorsi scolastici molto contrastati;

 

Il 21% degli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione dichiara di avere subito una discriminazione a scuola a un momento o a un altro del percorso scolastico.

Per esempio nel caso dell’immatricolazione universitaria , ci sono divergenze ampie tra discendenti di immigrati di varie regioni del globo (nel caso della Turchia e degli studenti del Sud-Est asiatico poi, per prendere due casi estremi, questo gap è particolarmente accentuato) che non tra l’insieme dei discendenti degli immigrati e la popolazione autoctona. L’indagine comprova che questi scarti scompaiono quasi completamente quando si prende in considerazione l’ambiente sociale e familiare, tranne che per due gruppi: i Turchi, per i quali la probabilità di conseguire un diploma o la maturità è inferiore di gran lunga a quella della maggioranza della popolazione e gli studenti provenienti dall’Africa Guineana e Centrale (Camerun, Repubblica Democratica del Congo; Costa d’Avorio...)

 Queste cifre vanno ulteriormente analizzate e non bastano di per sé a spiegare le variante che risultano dall’indagine PISA.Per esempio è importante combinare sesso e origine, ciò`che l’indagine PISA non fa,dice Yaël Brinbaum. Nella formazione professionale, i maschi provenienti dalla Guinea o dall’Africa Centrale sono il doppio delle femmine provenienti dalle stesse regioni. Un altro esempio: ovunque le ragazze immigrate riescono meglio dei maschi immigrati, tranne le ragazze turche.

 

Il sentimento d’ingiustizia scolastica

 

Per la prima volta si è misurato, in un’indagine statistica seria e solida, il sentimento di essere stati discriminati nel percorso scolastico. Questa questione era un tabù in Francia fino a pochi anni fa [2]. Alla domanda"Personal,ente avete avuto l’impressione di essere stati trattati differentemente dagli altri allievi: al momento della decisione sulla scelta degli indirizzi scolastici da seguire; nei voti; dal punto di vista disciplinare e per quel che riguarda le punizioni; nel modo con il quale ci si rivolgeva a voi? ", il 21% degli studenti rispondeva ad una di queste domande in modo affermativo. Il curricula scolastico arrivava in testa alla classifica. L’inchiesta ha anche rivelato che il sentimento d’ingiustizia non era ripartito in modo uguale tra gli studenti immigrati. Il sentimento d’ingiustizia era del 30% tra i discendenti di immigrati nordafricani,del ""% tra i discendenti di immigrati sub-sahariani, e del 31% tra i Turchi, ossia tra le categorie più numerose di studenti privi di diploma Yaël Brinbaum rileva pure che il sentimento d’ingiustizia é più basso, pari al 14% tra gli studenti del Sud-Est Asiatico che riescono piuttosto bene a scuola.

 

Analisi da approfondire

 

E`interessante constatare che gli studenti percepiscono l’ingiustizia almeno dal punto di vista soggettivo, ma il legame con una discriminazione reale e oggettiva è insufficientemente approfondito, fa notare Fabrice Dhume un altro ricercatore francese che ha lavorato su questi aspetti [3]....Per lui l’indagine scientifica sulla scuola dovrebbe evidenziare i meccanismi propri del funzionamento scolastico che possono sfociare in discriminazioni oggetti. A questo riguardo molto resta ancora da fare.

 

 

Conclusione [4]

 

 Esiste nelle scuole un razzismo rampante come esiste anche una capacità di lotta anti-discriminazione ma la prima reazione è maggioritaria come del resto lo don-mostrano assai bene le indagini USA sulla crescita della discriminazione e dell’ingiustizia sociale nelle scuole. Il tema è scottante ed esige indagini a tappeto sulle pratiche scolastiche; In Francia le fa Dhume a Grenoble. Come detto nel cappello di apertura questa questione si pone anche in Italia perché contrariamente a quanto ritengono molti insegnanti e molti responsabili scolastici l’istituzione scolastica non è affatto giusta. Se poi si combinano i sentimenti soggettivi di ingiustizia che gli insegnanti non percepiscono con i risultati dei test , nazionali o internazionali, questa questione rivela la sua presenza in maniera eloquente.

 

 

 

 

 

[1] ndr.: Personaggio politico della destra francese

[2] ndr.: Forse lo è ancora in altri sistemi scolastici

[3] ndr.: Già citato in questo sito

[4] ndr. :La conclusione non proviene dall’autore dell’articolo

Les documents de l'article

article_388422.pdf