Intervista all’on.Matterella, nel 1990 Ministro democristiano dell’Istruzione Pubblica, apparsa nel 1990 nella rivista "Riforma della Scuola".

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Politica scolastica in Italia

Gli appuntamenti del 1993. Quale autonomia in due Italie scolastiche, Il patto sociale. Questi sono i temi trattati dal ministro Mattarella nel lontano 1990. L’indagine rivela che poco è cambiato gran che in più di 25 anni. I nodi al pettine sono sempre gli stessi. In Italia il MIUR non ha una strategia di riforma scolastica, tentenna e adotta da anni, che la maggioranza politica sia di centro-sinistra o di centro-destra non fa differenza, politiche diverse: la preferenza va a una politica fatti di interventi puntuali, di modifiche a frammenti come dice Mattarella. Si pensi al ministro Fioroni e alla strategia del cacciavite; questa politica alterna con pochissimi tentativi globali. Si veda l’inizio del ministero della signora Moratti che poi ha biforcato verso interventi localizzati. La grande riforma non c’è, forse non si può nemmeno fare. L’ha fatta quasi cento anni fa Giovanni Gentile e ce ne sono ancora le tracce. Non ha potuto farla il ministro Berlinguer.

L’intervista è stata pubblicata dalla rivista "Riforma della scuola", No.4, 1990, pagg.9-11 ed è è stata effettuata da Carmine De Luca e Franco Febbroni.

Qui si riprendono alcuni temi scelti con criteri personali.

 L’Extra-scolastico che non c’è

 La prima domanda riguarda la messa a punto di strategie di raccordo tra settore scolastico e extra-scolastico. Il ministro non chiarisce che in Italia manca il settore extra-scolastico. Del resto ancora oggi questo è latitante. La risposta del ministro è generica, astratta. Dice il ministro "che il problema può essere risolto correttamente, affrontato a partire da una progettazione e attuazione di un sistema formativo dell’"autonomia"". Già qui ci sono le premesse di tutte le divagazioni piuttosto astratte venute in seguito sull’autonomia scolastica per cui alla fin fine si può dire che a parole in Italia l’autonomia scolastica è brillante, come lo sono molte leggi che la instaurano , ma che nei fatti non esiste affatto.

Riforme in cantiere

La seconda domanda verte sui progetti di riforma del MIUR in particolare rispetto ai nodi nevralgici della scuola primaria e dell’insegnamento secondario superiore. Il ministro risponde dapprima con una dotta elaborazione sul metodo di riforma , ossia sulla strategia di riforma ( questa terminologia non è utilizzata). Poi il ministro parla dei contenuti della riforma e infine della riforma della scuola elementare ,che si diceva allora, e dell’insegnamento secondario superiore. Per quanto riguarda la scuola primaria allude a una legge che dovrebbe essere votata definitivamente dalla Camera entro l’inizio della primavera (1990 o 1991, non si sa ?). Mattonella ritiene che il progetto di legge si presenta come un "testo molto innovativo" sul quale è stato raggiunto "un punto di equilibrio utile". Cosa significa tutto ciò? Cosa se ne è fatto? 

Per quanto riguarda l’insegnamento secondario superiore , mattonella rinvia ai lavori allora in corso della Commissione Brocca. Matarella rivolge complimenti ai lavori della commissione che tutti sanno come sono andati a finire; Lui spera che venga definito presto il problema del biennio. e che si possa "varare contestualmente l’elevazione dell’obbligo ai sedici anni" . Anche su questo punto non si è fatta finora nessuna chiarezza. Infine il ministro parla dei corsi para-universitari riguardo ai quali intendeva presentare un disegno di legge, la cui finalità è la definizione del "percorso di un’attività postsecondaria non accademica ma squisitamente scolastica". Anche su questo punto si naviga tuttora , nonostante i molteplici tentativi avviati dal 1995 in poi.

Il patto sociale

In occasione della celeberrima Conferenza Nazionale sulla scuola promossa dal ministro Mattarella nel 1990 si è parlato di "Patto sociale".Gli intervistatori chiedono a Mattarella cosa avesse in mente.

 Il patto sociale è un accordo per trovare un consenso sugli obiettivi della scolarizzazione. Anche in questo caso il ministro la prende alla larga secondo un’abitudine consuetudinaria nella cultura italiana. "Patto sociale" significa innanzi tutto questo: "richiamare la necessità che sulla scuola - su cui si riversano continuamente domande nuove a cui occorre rispondere ...- non si riversino ancora domande "frammentarie" in relazione alle esigenze che nascono di volta in volta.

La linea è un’altra: la scuola deve poter rispondere alle domande del "sociale" a partire da un suo progetto formativo complessivo. Dall’altro lato, esiste un aspetto concreto, di progettualità a « tempi corti". Anzitutto il rapporto-patto con gli enti locali, non soltanto sotto l’aspetto di problemi concreti come l’edilizia, le attrezzature e così via, Ma anche perché ci sia una più compiuta definizione di quello che gli enti locali e le comunità locali si attendono dalla scuola nel loro territorio". Il ministro si è dilungato in seguito su altre forme del patto sociale come per esempio il contratto tra la scuola e i suoi docenti, tra la scuola e tutto il personale amministrativo sia centrale che periferico, tra docenti e gli allievi, tra la scuola e le famiglie degli studenti, tra la scuola e le istituzioni politiche, tra la scuola e il mondo del lavoro. In altri termini, il ministro Mattarella aveva in mente una riforma complessiva del sistema scolastico che non ha mai elaborato o proposto ma non lo dice.Il mondo esterno alla scuola era cambiato negli anni Novanta, il sistema scolastico non poteva più essere quello Ottocentesco. Il ministro Mattarella ne era consapevole ma non giungeva a formulare l’esigenza di un’ampia riforma ancorché avesse in mente una strategia di lavoro, quella del patto sociale, fragginosa, complessa, difficile da applicare. 

Autonomia scolastica e valutazione 

Per concludere l’intervista, si chiede al ministro in che modo sia possibile un’autonomia che salvaguardi garantisca qualità, uguaglianza e democraticità dell’istruzione e come evitare il rischio che l’autonomia scolastica si risolva in un dare di più a chi ha già di più. La risposta del ministro Mattarella è per certi aspetti interessante e per altri è invece deludente. Il ministro annuncia l’istituzione dio servizio di valutazione permanente che intende sorreggere l’autonomia reale delle singole scuole e di evitare, al tempo stesso, di abbandonarle ad una autonomia fittizia. L’attivazione di un processo di valutazione è un punto positivo che ha richiesto però quasi un decennio per essere messo in alto. La Conferenza nazionale sulla scuola ne ha parlato già nel 1990 ma tuttora ci sono ancora frange tra gli operatori scolastici italiani che contestano la necessità della valutazione quando si rivendica una maggiore autonomia degli istituti scolastici. Peraltro, nel 1990, il ministro Mattarella non si dilunga sullo statuto dell’ente incaricato della valutazione, questione che avvelenerà la vita di parecchi ministri prima di giungere all’opzione adottata per lINVALSI. La seconda parte della risposta è meno convincente: il ministro difende lo statuto statale della scuola perché ritiene che l’autonomia scolastica possa costituire una minaccia per la statalizzazione dell’apparato scolastico. Anche in questo caso non va a fondo nelle sue considerazioni e lascia in sospeso un’altra questione scottante, tuttora irrisolta, che è quella della decentralizzazione dell’apparato scolastico e della riforma dal ministero. Un’autonomia reale, seria, funzionale delle scuole implica una riforma del ministero anche per evitare disuguaglianze scolastiche pronunciate nel corpo della nazione . Si può senz’altro concepire l’adozione dell’autonomia scolastica con un ministero centralizzato ma in ogni modo le competenze dell’apparato amministrativo centrale dovranno essere ridefinite.

Formazione degli insegnanti

 

Infine, si pone al ministro una domanda sulla formazione degli insegnanti che in quegli anni non era ancora a livello universitario. Non esisteva nemmeno il MIUR a quei tempi per cui si dibatteva la questione se la competenza della formazione degli insegnanti fosse del ministero della pubblica istruzione o di quello della ricerca e dell’università. Anche se la formazione insegnanti e la gestione del corpo insegnante sono insoddisfacenti, resta il fatto che si è compiuto un passo avanti con la formazione universitaria di tutto il corpo docente. Il ministro Mattarella si dichiara molto soddisfatto di questa evoluzione ma non accenna né ai concorsone, né ai precari che forse allora non c’erano.