Resoconto dell’articolo "Big change for welfarist Sweden: School choice" di Malin Rising pubblicato da Associated Press il 26 luglio 2008.

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Libre choix de l’école en Suède/Libertà di scelta della scuola in Svezia

Nel 1992 il governo svedese di centro-destra ha autorizzato l’immaginabile , ossia la libertà di scelta della scuola. Dopo decenni di rigido centralismo scolastico governato da una politica socialdemocratica inspirata da criteri di uguaglianza e giustizia sociale tipici del welfare state svedese i bacini d’utenza furono smantellati e le famiglie furono autorizzate a scegliere la scuola nella quale inscrivere i propri figli, statale o privata che fosse. In un articolo recente dell’Associated Press, Malin Rising corrispondente dell’AP in Svezia, fa il punto alla situazione, a sedici anni di distanza.

L’adozione, nel 1992, della libertà di scelta della scuola in Svezia suscitò grande scalpore ovunque nel mondo pedagogico. Nessuno a quell’epoca si aspettava un simile passo e molti ritenevano che questa decisione inferisse un colpo fatale alla scuola statale. Se anche nel sistema scolastico svedese, noto per la qualità e l’equità dell’offerta formativa, si riteneva che si dovesse lasciare alle famiglie la libertà di scelta della scuola, questo poteva significare la fine del monopolio della scuola statale ovunque. I peggiori pronostici non si avverarono ed il sistema scolastico svedese non ha sofferto conseguenze deleterie.

Flussi di studenti in crescita verso la scuola privata

Nel 1992, solo l’1% degli allievi della scuola primaria e l’1,7% degli studenti della scuola secondaria frequentavano in Svezia una scuola privata. Queste proporzioni erano dunque derisorie. Sedici anni dopo la proporzione degli studenti nel settore privato è passata al 9% nella scuola primaria ed al 17% in quella secondaria. Non si possono paragonare questi dati ad una rivoluzione. Il grosso degli allievi e degli studenti svedesi continua a frequentare scuole statali e la fuga verso il privato non c’ è stata benché non si possa dire che l’afflusso verso il settore privato sia di per sé insignificante.

Fine del monopolio della scolarizzazione statale

La scuola statale non ha più in Svezia il monopolio della scolarizzazione. Il settore privato è in espansione, ma da quanto risulta dai dati delle indagini internazionali sulla valutazione del profitto scolastico, la qualità della scuola svedese globalmente non si è affatto deteriorata.Non si può nemmeno dire però che sia migliorata. Il travaso di allievi da un settore all’altro, in particolare nell’insegnamento secondario, non ha avuto effetti significativi. Le medie dei punteggi svedesi nelle prove internazionali sulle competenze e le conoscenze degli allievi sono rimaste piuttosto stabili. La popolazione scolastica svedese delle varie fasce d’età alle quali sono somministrate queste prove strutturate [1] si colloca sempre nella pattuglia dei sistemi scolastici con buone prestazioni.

Le famiglie svedesi possono ora scegliere tra "friskolor," o "independent schools." Tutte le scuole, pubbliche o statali che siano, sono autonome [2], poiché possono scegliere i metodi pedagogici, il personale insegnante, nonché la gestione ed il funzionamento degli edifici scolastici. Più nulla di tutto ciò è deciso a Stoccolma, nella capitale, dal ministero centrale.

Tutte le scuole, anche quelle private, sono interamente finanziate dallo stato (questa è la peculiarità del "welfare sistem" svedese). Nessuna scuola privata può imporre rette per l’iscrizione. La differenza tra scuole statali e scuole private consiste nel fatto che le scuole private sono gestite da compagnie private a fine lucrativo, che possono tentare di governare le scuole in modo più efficiente di quanto non lo facciano le scuole statali. Se queste compagnie riescono a fare guadagni, tanto meglio. I benefici possono essere incamerati dalle ditte e non devono essere restituiti allo Stato. L’operatore scolastico privato più importante sul mercato dell’istruzione in Svezia è "Bure Equity", che è registrato in borsa. [3]

La qualità del sistema scolastico non ha subito modifiche significative

Occorrerebbero a questo punto analisi dettagliate per sapere se senza questa riforma la scuola statale, non pungolata dalla presenza di un settore privato dinamico, avesse perso lustro oppure se il settore privato è stato all’altezza di quello statale per competere efficacemente con lui. A prima vista non sembra che l’apertura del settore statale alla concorrenza di scuole private abbia avuto ripercussioni sensibili sui risultati globali della scuola svedese. Si potrebbe supporre che senza questa concorrenza il settore statale avrebbe fatto passi indietro, ma è molto difficile dimostrare un’ipotesi del genere.

Una competizione benefica

E’ interessante notare che la crescita maggiore delle iscrizioni nel settore privato si è verificata nell’insegnamento secondario dove si è passati dall’1,7% al 17% in sedici anni. Questa progressione deve avere una ragione d’essere che l’articolo dell’ Associated Press non spiega. Bisognerebbe disporre di maggiori informazioni per capire come mai quasi un quinto della popolazione scolastica opta per una scuola privata quando esce dalla scuola primaria. In ogni caso, per le famiglie, i due sistemi sembrano essere perfettamente intercambiabili. Le novità adottate nel settore privato per generare un profitto con i soldi ricevuti dall’erario pubblico hanno incitato le scuole statali ad innovare a loro volta. Si potrebbe in questo caso parlare di un circolo virtuoso. Questo sistema non è stato rimesso in discussione dalla nuova maggioranza politica socialdemocratica uscita vincitrice dalle urne nelle elezioni del 1994. La sua popolarità ha dissuaso i dottrinari del partito a smantellarlo ed ha invece confortato il senso pratico dell’ala pragmatica della socialdemocrazia svedese.

[1] Si tratta pur sempre di campioni rappresentativi di tutta la popolazione d’età corrispondente

[2] Molto più autonome di quanto non lo consenta le legge italiana

[3] Lo stesso sistema vige in Inghilterra e negli Stati Uniti dove gli operatori scolastici privati si chiamano EMO ossia "Educational Management Organisation".

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