Riassunto della discussione svolta in un Forum del Teacher Leaders Network. Interventi pubblicati nel "Teacher Magazine" , supplemento del settimanale americano "Education Week", il 24 luglio 2008

Members of the Teacher Leaders Network discuss how technology could transform the notion of “school”— and the teaching profession along with it. (July 23, 2008)

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Sistema scolastico alle corde?

Le nuove tecnologie dell’informazione liberano gli individui dall’asservimento a luoghi e spazi dedicati alle funzioni scolastiche. La scuola fatta in mattoni od in cemento armato sta per crollare. Gli edifici scolastici andranno in disuso, come le caserme ed i monasteri. Che se ne farà di questi monumenti ? A cosa serviranno? Ma soprattutto che cosa prenderà il loro posto?

La globalizzazione: un mondo senza confini

La libertà di scelta della scuola

Le nuove tecnologie affrancano dai legami del mondo fisico che definiscono lo spazio geografico entro il quale ci si sposta. La prima osservazione riguarda l’indipendenza nei confronti dei luoghi d’apprendimento che sono le scuole. La libertà di scelta della scuola senza spostarsi da casa propria diventerà una realtà. L’ostacolo principale alla libertà di scelta della scuola che era rappresentato dai costi e dalle difficoltà degli spostamenti per frequentare una scuola di proprio gusto ma anche , semplicemente per andare a scuola, ad una scuola qualsiasi, come è il caso in molte contrade del continente africano o latino-americano, sta per cadere. Si aprono quindi nuove prospettive per l’istruzione, vagheggiate da tempo .

Quali sono le conseguenze di questo cambiamento per gli insegnanti? Come si declinerà il diritto-dovere all’istruzione? Come si potrà garantire a tutti una formazione di base comune, di uguale valore?

Le nuove tecnologie senza dubbio renderanno possibile un accesso più fluido alle possibilità d’istruzione ed una scelta degli insegnanti. Tutto ciò però servirà a migliorare il livello d’istruzione? Per non ora non sappiamo pronosticarlo. Forse la qualità dell’istruzione migliorerà , forse resterà la stessa di quella di oggi o forse peggiorerà. Non abbiamo elementi in mano per un pronostico sicuro. Molto dipenderà anche dai criteri di valutazione che si adotteranno.

I genitori potrebbero avere, teoricamente, una maggiore libertà di scelta e fino ad un certo punto, almeno fino a quando i figli sapranno fare valere le loro opinioni e le loro preferenze. Fino a questo punto, i genitori potrebbero comporre un programma d’istruzione, un menù educativo, su misura. Non è affatto detto che questa opzione rappresenti un progresso. Anzi potrebbe essere una regressione rispetto al concetto di istruzione come liberazione. L’istruzione in questo caso diventerebbe una sottomissione, una manomissione delle coscienze.

Il mercato degli insegnanti

Per quel che riguarda gli insegnanti si aprirebbe un grande mercato, non molto simile a quello dei maghi che oggigiorno vendono i loro servizi alla televisione. Gli insegnanti sarebbero indotti a vantare i propri meriti, a fare la pubblicità dei loro metodi, per attirare gloi studenti e per convincere le famiglie.

Una soluzione per ridurre le tensioni della concorrenza tra insegnanti potrebbe essere la costituzione di cooperative virtuali, di "équipes" di specialisti che pubblicizzano le loro competenze. L’unità d’intenti pedagogici che la scuola odierna riesce molto a malapena a realizzare ne verrebbe rinsaldata nella scuola virtuale.

La segregazione scolastica

Una conseguenza quasi certa di questa evoluzione è l’aumento della segregazione scolastica , una maggiore stratificazione sociale oppure lo sviluppo di scuole comunitarie. Ci si ritrova in comunità d’apprendimento per affinità di classe o di affiliazione religiosa od etnica. Anche questa evoluzione non sarebbe un progresso ma una regressione.

La socializzazione

Un altro aspetto da prendere in considerazione è la socializzazione, l’interazione con i compagni, lo sviluppo dell’identità personale nel confronto con gli altri, l’apprendere a difendere le proprie opinioni, a far valere le proprie idee. Questi aspetti che comunemente si chiamano educativi possono essere promossi al di fuori dalle scuole, nelle comunità virtuali d’apprendimento o nei siti di discussione, ma occorre prestare attenzione alle deformazioni che questi meccanismi possono generare se sono lasciati proliferare senza nessun sistema di controllo.

L’educazione artistica

Anche la parte artistica della formazione potrebbe trarre molti benefici dalle nuove tecnologie che incoraggiano la produzione virtuale, effimera, gratificante di opere proprie. Nondimeno , quest’occasione molto gratificante di per sé, non genera automaticamente un progresso delle abilità o delle competenze anche se è guidata e giudicata talora in modo spietato dai pari. Senza esperti non si progredisce e gli esperti non sono solo i più furbi, i più rapidi, i più virulenti.

Le competenze non cognitive

Alcuni insegnanti fanno notare che la parte più importante della vita scolastica non ha nulla a che fare con i contenuti. A scuola si imparano soprattutto competenze non cognitive, come la socializzazione, lavorare con altri, scambiarsi gli utensili, essere all’ora, non giungere in ritardo, rispettare le scadenze, avere a che fare con un "capo", assumere le proprie responsabilità od essere responsabili di un gruppo. Un apprendimento individualizzato, casalingo, non potrà mai offrire queste occasioni che invece costituiscono il nucleo della scuola tradizionale. Il gruppo classe è ideale per promuovere le competenze che si ritengono indispensabili nel XXI secolo. Occorre quindi inventare un modello che consenta di preservare questi apprendimenti, magari con uso diverso dei locali scolastici e degli orari di funzionamento di questi luoghi che un tempo erano chiamati scuole.

La disseminazione delle informazioni

Se la ragione principale dell’esistenza della scuola è la disseminazione delle informazioni (ma infatti questa è solo una delle funzioni della scuola e probabilmente non è nemmeno la più importante), allora la scuola non potrà resistere così come è alla divulgazione ed alle diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione. Inutile metterle al bando della scuola in una società nella quale la circolazione delle informazioni, la velocità del trattamento dei dati, la masterizzazione delle immagini sono uno degli ingredienti di base di molte aziende. Si potrebbe a questo riguardo parlare di "società dell’informazione", se questo concetto non fosse già consunto. In ogni modo, le tendenze attuali del mercato e dell’economia altereranno senza dubbio il mondo scolastico, le sue pratiche, i suoi modi di funzionamento.

Il declino sociale senza responsabilità etica

Uno dei problemi posti dallo sviluppo delle comunità virtuali come quelle frequentate nei siti più celebri di INTERNET è quello della responsabilità morale nei confronti del prossimo. La comunità virtuale ha le sue regole ed i suoi codici, talora spietati e durissimi come lo sono tutti i codici sociali, ma la crescita della persona e l’esistenza non possono fare a meno delle comunità reali, nelle quali ci si occupa degli altri, si dà un colpo di mano gratuito e disinteressato, se necessario, a chi ne ha bisogno, si aiuta chi si ammala o chi cade in disgrazia, ci si occupa dei vicini e si accantona l’egoismo soggettivo. Questi aspetti hanno a che fare con il capitale sociale che è una componente costitutiva della buona salute di una comunità, come lo sono le vitamine per il corpo umano. Orbene, noi stiamo affannosamente cercando come valorizzare il capitale sociale nella scuola. Se non ci riusciamo, le scuole non avranno più senso.

Le nuove tecnologie al servizio della vita comunitaria

D’altra parte ci si può chiedere se le interazioni sociali rese possibili dalle nuove strutture sociali non finiranno per prendere il posto del tipo di interazioni sociali che gli studenti sperimentano a scuola, la quale è un ambiente artefatto, un luogo non naturale, "sui generis". Ci sono moltissime opportunità per socializzare ed apprendere al di fuori della scuola. La tecnologia non farà sparire queste esigenze. Al contrario, si può supporre che l’amplificherà creando occasioni nuove di interazione e comunicazione sociali. INTERNET non è un’alternativa alla vita sociale reale. Invece di diventare uno spazio cibernetico separato, le reti elettroniche saranno profondamente integrate nella vita reale.

Che cosa ciò significa per le scuole? E’ prematuro a quanto sembra delineare un futuro per l’istituzione scolastica. Forse non ci sarà più un futuro per le scuole odierne, ma per il momento non ci sono elementi sufficienti per suffragare questa ipotesi.