Presentazione di un articolo di Pietro Lucisano del 1988 sui risultati degli studenti italiani nell’indagine internazionale dell’IEA sulla produzione scritta.

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Gli anni passano e nulla cambia

Nella storia della valutazioni internazionali su vasta scala , l’indagine dell’IEA sulla produzione scritta passa quasi inosservata. La prova fu svolta nel 1984-85 e impegnò un numero ristretto di sistemi scolastici ( 14 in tutto e per tutto) ma richiese ben otto anni di lavoro, calcolando il periodo che va dagli inizi dell’indagine alla presentazione dei risultati. Otto anni spesi bene per mettere a punto una metodologia originale ma troppi per la classe politica che esigeva già allora informazioni aggiornate sui risultati delle scuole. L’indagine fu quindi insabbiata e non fu più replicata come successe del resto a tutti i tentativi miranti a valutare il rendimento scolastico in settori non di punta come le conoscenze matematiche e scientifiche di base oppure la capacità di comprensione di quanto si legge.

I punteggi degli studenti italiani furono già allora drammatici. Circa un terzo di tutti gli studenti dalla fine della scuola primaria alla fine dei licei è insufficiente secondo criteri internazionali nella produzione scritta, ossia non sa scrivere correttamente. Il campanello d’allarme fu netto ma pochi vi fecero caso. Infatti non ci furono grandi cambiamenti nelle scuole per quel che riguarda la scrittura dopo d’allora. Come mai? Sarebbe interessante replicare almeno in Italia questa indagine a trent’anni di distanza. Lo potrebbe fare l’INVALSI che è purtroppo imbalsamata da compiti che le sono impartiti dal Ministero il quale dovrebbe tra l’altro finanziare l’indagine, ma ha altre gatte da pelare , come si dice , per il momento, con buona pace per lo sviluppo delle capacità di scrittura della popolazione scolastica.

 Articolo di Pietro Lucisano pubblicato nella rivista "La Ricerca Educativa. Rassegna di Cultura e Didattica per le Scuole Secondarie superiori", vol. 2, p. 3- 13. Casa Editrice Loescher Torino, 1988

Pietro Lucisano fu allora il coordinatore nazionale italiano dell’indagine dell’IEA [1] sulla produzione scritta [2]. L’Indagine fu ritenuta particolarmente rilevante dall’allora direttore del CEDE, [3] il prof. Aldo Visalberghi che ne parlava sovente.

Lucisano è ora Professore ordinario al Dipartimento di Psicologia dei Processi di sviluppo e socializzazione della Universita "La Sapienza" a Roma ( per maggiori informazioni cliccare qui).

 Sistemi scolastici coinvolti

L’indagine si svolse nel 1983-84 [4]. Nell’articolo del 1988 ( si noti l’anno) Lucisano presenta l’indagine , una tipica indagine IEA che aveva però il merito di effettuare uno studio internazionale comparato su un tema , la produzione scritta, ossa il modo di scrivere, mai trattato in precedenza nelle indagini internazionali comparate svolte dal 1960 in poi. Ancora oggi non ci sono valutazioni internazionali comparate che replicano questo studio sull’insegnamento e sull’apprendimento della produzione scritta. All’indagine dell’IEA hanno partecipato 14 sistemi scolastici : Cile, Inghilterra, Galles, Germania Federale, Finlandia, Ungheria, Indonesia, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Nigeria, Stati Uniti, Svezia, Tailandia .

Popolazione scolastica presa in considerazione

Si è trattato di un’indagine originale, ingiustamente messa in un armadio per cui nessuno ne parla, perché ha consistito nella produzione di prove di produzione scritta diverse dai tradizionali test. L’indagine in Italia fu svolta con molta diligenza e anche con originalità. Per esempio il tempo assegnato per la stesura di un testo fu di 45 minuti in tutti i sistemi scolastici mentre in Italia fu di 3-4 ore e di 6 per la popolazione delle superiori con buona pace per la comparabilità. L’indagine ha preso in considerazione tre popolazioni : il gruppo A corrispondente all’ultimo anno di scuola primaria ( dai 10 ai 12 anni ); il gruppo B corrispondente alla fine della scolarità obbligatoria ( dai 15 ai 17 anni) e qui sorge già il primo grosso problema italico risolto con la creazione di un campione di studenti del biennio perché nella maggior parte dei sistemi scolastici di allora l’obbligatorietà scolastica terminava a 16 anni e un terzo gruppo di studenti ( gruppo C) alla fine della scuola secondaria superiore ( età tra i 17 e i 19 anni).Il campione italiano comprese circa 5000 studenti ripartti tra i tre gruppi ( dunque quattro per l’Italia). A parere unanime degli ambienti scientifici l’indagine fu seria e si può ritenere accettabile la campionatura italiana.

 Metodologia dell’indagine

Nella prima parte dell’articolo dell’articolo Lucisano presenta la metodologia dell’indagine ; nella seconda parte i risultati. In questa sede ci si concentrerà sui risultati italiani che raffigurano la situazione nel 1984-85, ossia trent’anni fa circa. Luciano suona il campanello d’allarme. Già allora infatti le prestazioni degli studenti italiani non sono brillanti. 

 

Risultati italiani di trent’anni fa

Globalmente il 30% degli studenti presentava un profitto insufficiente secondo i criteri internazionali: il 37,68% nella scuola primaria era debole nella produzione scritta, il 31,9% nel gruppo del biennio e il 33,47% alla fine delle secondarie superiori.

Particolarmente interessante è una prova proposta agli studenti delle superiori: rispondere ad una offerta di impiego per un lavoro estivo. Bassissimo è il livello ottenuto dagli studenti. Lucisano parla di " scarsissima preparazione dei ragazzi in questo ambito". Gli studenti "franano" ( verbo utilizzati da Lucisano) nella capacità di selezionare i contenuti e di organizzarli in funzione di un destinatario.

Il divario regionale in Italia tra Nord e Sud è già presente in modo flagrante.

Campanello d’allarme non ascoltato 

In conclusione nella scuola italiana di trent’anni fa si insegnava poco il piacere di scrivere. Lucisano termina il suo articolo dicendo che " insegnare a scrivere è però qualcosa di diverso dal verificare le competenze nei contenuti di una specifica disciplina (in questo senso del resto il compito scritto è utilizzato non solo dagli insegnanti di lettere) ed ha a che fare sì con le abilità linguistiche ma è molto di più ed implica un’attenzione alla educazione del pensiero in senso lato".

 

 

 

[1] Acronimo inglese per " International Association for the Evaluation of Educational Achievement

[2] Titolo in inglese dell’indagine: "International Stydy on Written Composition"

[3] Acronimo italiano per Centro Europeo dell’Educazione, che aveva sede a Frascati a Villa Falconieri. Questo Centro è ora scomparso e al suo posto venne l’INVALSI

[4] Per ragguagli più dettagliati si consulti la pagina dell’IEA dedicata a questa indagine. Testo in inglese. Si clicchi qui