A string of government policies aimed at boosting pre-school children’s educational achievement in England has had no impact, research suggests.

Version imprimable de cet article Version imprimable

Dubbi sull’efficacia delle scuole materne

L’ultima moda nell’ambito delle politiche scolastiche è la promozione delle scuole materne, nel senso letterale del termine, ossia lo sviluppo di scuole o prescuole, fino al punto d’ incorporare la pre-scuola o la scuola materna nell’obbligo scolastico, come è stato deciso in Svizzera, dove la Conferenza dei ministri dell’educazione dei 26 cantoni (l’equivalente delle Regioni in Italia) ha deciso di portare l’inizio dell’obbligo scolastico a 4 anni. Quando non c’è più differenza alcuna tra educazione prescolastica ed istruzione scolastica, l’eliminazione della separazione tra scuola materna e scuole primaria è inevitabile.

L’operazione è vantaggiosa per il personale e per molte altre professioni, non è detto che lo sia per i bambini, come lo sottintende, ma con prove alla mano, l’articolo di BBS News che qui riportiamo. Lo è invece per le famiglie. Il provvedimento ha un indubbio effetto sociale. Dal punto di vista degli apprendimenti invece non si hanno prove ineluttabili della validità delle scuole materne. Forse l’affermazione va sfumata : c’è scuola materna e scuola materna ! Come lo suggerisce l’indagine britannica, la validità del servizio non è automatica e dipende da fattori che non sono scontati. In altri termini, non basta decretare l’obbligo della frequenza della scuola materna per ottenere un miglioramento degli apprendimenti, della scolarizzazione, del profitto scolastico e del funzionamento delle scuole primarie.

Una delle prime reazione dei dirigenti politici di molti paesi di fronte ai risultati dell’indagine PISA è stata quella di decidere d’anticipare l’età d’inizio dell’obbligo scolastico per iniziare molto presto l’apprendimento della lettura e della matematica. I punteggi conseguiti dai quindicenni sono stati abilmente sfruttati dai dirigenti politici per imporre riforme scolastiche costose, contestabili, avversate da una parte dell’opinione pubblica, una piccola parte, a dire il vero, quella più sensibile et attenta ai diritti dell’infanzia (si allude qui ai piccoli, in età prescolare). La grancassa politica si è messa a suonare diretta dalle organizzazioni internazionali e da tutti coloro che hanno un interesse recondito nell’espansione del servizio statale d’istruzione per generalizzare la scuola materna e renderla obbligatoria. Orbene, nessuna prova scientifica convalida la pertinenza di una decisione siffatta. Non ci sono finora dimostrazioni dei benefici a medio ed a lungo termine dell’educazione prescolastica sugli apprendimenti scolastici. Per ora non si riesce a stabilire un rapporto di causa-effetto tra la frequentazione della scuola materna per uno, due o tre anni ed i punteggi conseguiti nei test di literacy dell’indagine PISA svolta su dei quindicenni.

Le numerose ricerche scientifiche su questo argomento dimostrerebbero che c’è un effetto a corta scadenza, che si manifesta nei primi mesi e nel primo anno di scuola primaria, ma l’effetto si dilegua e sparisce rapidamente in seguito. Basta qui comparare gruppi di alunni aventi lo stesso profilo e che hanno in parte frequentato per uno o più anni la scuola materna ( quell’istituzione che in Italia si chiama scuola materna) con i risultati scolastici di alunni che invece non sono hanno frequentato la scuola materna. Indagini di questo tipo si possono ancora fare finché si trovano bambini che cominciano la scuola primaria senza essere andati alla scuola materna. Non si tratta di indagini facili, ma sono fattibili.

Dubbi sulla pertinenza della scuola materna dal punto di vista dei risultati scolastici sono stati emessi recentemente dal rapporto ufficiale francese del’ Haut Conseil de l’éducation. L’articolo di BBC News del 28 agosto 2007 riporta i risultati di un’indagine su vasta scala ( il campione preso in considerazione era composto di 35 000 bambini) sugli effetti della scuola materna dal punto di vista degli apprendimenti di base ed in primo luogo dell’acquisizione della lingua utilizzata nell’insegnamento. A questo riguardo occorre ricordare che l’obbligo scolastico in Inghilterra è fissato a cinque anni, un anno prima che non in Italia, e che le scuole materne sono aperte ai bambini di tre e quattro anni. Vale pure la pena di ricordare che fino a non molto tempo fa, ’educazione prescolastica in Inghilterra era un settore assai trascurato, molto meno importante che non in Italia od in Francia. Una delle priorità del governo laburista di Tony Blair fu appunto lo sviluppo dell’educazione prescolastica [1]. Il problema è che nonostante i milioni investiti per lo sviluppo delle scuole materne (21 miliardi di lire sterline dal 1997 in poi, pari a 31 miliardi euro) i risultati dal punto di vista del miglioramento del vocabolario dei bambini, della capacità di contare e del riconoscimento delle parole all’inizio della scuola primaria non sono cambiati, almeno rispetto a quelli di sei anni fa, quando l’indagine è iniziata l’indagine dell’università di Durham.

L’indagine, diretta da Christine Merrell, è stata svolta dall’ Evaluation and Management (CEM) Centre dell’Università di Durham. Per valutare le competenze linguistiche dei bambini si è usata la batteria di test PIPS (Performance Indicators in Primary Schools). Il test è stato ripetuto ogni anno dal 2000 al 2006 ed i punteggi sono stati disaggregati in funzione delle categorie socio professionali, del grado di povertà delle famiglie e della lingua parlata a casa.

I risultati dell’indagine sono stati presentati alla conferenza EARLI a Budapest, il 27 agosto 2007. [2] Il testo della presentazione è allegato a quest’articolo.

************************************************************

Articolo del servizio educazione della BBC News, 28 agosto 2007

Pre-school policies ’lack impact’

A string of government policies aimed at boosting pre-school children’s educational achievement in England has had no impact, research suggests.

Children’s vocabulary, ability to count and name shapes when they start school are no better than they were six years ago, a study of 35,000 children claims.

The Durham University research covered such policies as the expansion of free part-time nursery places.

Ministers say high quality childcare can boost children’s school performance.

Sure Start

Early years education has been a government priority - with £21bn invested since 1997 - and the research covered initiatives such as free nursery places for three and four-year-olds and the roll-out of Sure Start children’s centres.

It also covers the introduction of the Every Child Matters policy which aims to provide more support for the welfare of children.

Researchers at Durham University’s Curriculum, Evaluation and Management (CEM) Centre used a series of tests to evaluate children’s vocabulary skills and their ability to do simple maths like suggesting which object is taller than the other.

They looked at how about 6,000 four and five-year-olds in 124 primary schools performed in the tests (known as Pips - performance indicators in primary school) in each of the six years of the study.

The children were asked to complete a series of fun activities by their teachers who were prompted by a computer programme.

Researcher Dr Christine Merrell said the study aimed to assess the profiles of children starting school in England "during a time of rapid change".

Taking in factors like the number of children with English as a second language and those on free school meals, it found that there was no change in the children’s performance in the tests over the period 2001 to 2006.

"While the Pips assessments used in the study do not measure how many children were involved in national initiatives, one would have expected that the major government programmes would have resulted in some measurable changes in our sample of almost 35,000 children," she said.

Better monitoring

There was also no change in the ability gap between those on free school meals and those who were not, she added.

Dr Merrell said that interpreting why such policies appeared to have no impact was beyond the scope of her research.

But she suggested that policies ought to have been better thought through and more closely monitored.

She added : "Initiatives should be based on high-quality evidence and be introduced in ways that allow for continuous scientific monitoring and adjustment in the light of evidence.

"Only then can the government really measure what does and doesn’t work in education."

’Wasted opportunities’

However, she did acknowledge that it may be too soon to assess the impact of some of the policies.

Children’s Minister Beverley Hughes said : "The government has invested over £21bn on early years and childcare services since 1997 as part of an unprecedented expansion of provision for young children and families.

"Early indications are that this investment is improving outcomes for children.

"However, as the author of this report acknowledges, it is still too early to measure this with any great authority."

She said Sure Start Children¿s Centres were underpinned by research which suggested high quality, inclusive early education, leads to positive effects for children, families and communities, particularly in areas of disadvantage.

"This research also shows that two years of high quality early education can give young children a four to six month advantage at entry to reception class - and help those from poorer backgrounds to catch up."

Shadow Children’s Minister Nick Gibb said there had been too many initiatives which had not been properly tested before implementation

"We need a scientific approach to education and more needs to be done to ensure the curriculum in early years in particular helps children from poorer backgrounds be ready for school in their reception year.

"Too many changes in recent years have resulted in wasted opportunities to help the most vulnerable children catch up with their more privileged peers."

Liberal Democrat children, schools and families spokesman David Laws said the report was devastating.

"The government has poured billions of pounds into early years education and it is astonishing that there is not a more detectable benefit from all of this extra cash.

"It seems that the government has failed to target money at those children most in need of support."

Story from BBC NEWS.

Published : 2007/08/28 11:20:44 GMT

[1] In quest’articolo alterno l’espressione scuola materna con l’espressione educazione prescolastica. Preferirei parlare di giardino d’infanzia, secondo la terminologia in uso in Germania (Kindergarten), ma sembra che questi siano ormai scomparsi

[2] The paper, by Christine Merrell, Peter Tymms and Paul Jones uses data from the PIPS On-entry Baseline Assessment to investigate changes in the development and skills of children starting school from September 2000 through to 2006.

Les documents de l'article

Baseline_Assessment_2001_to_2006_v03.pdf