Sondaggio sulle opinioni di 500 dirigenti aziendal a proposito delle competenze degli studenti alla fine della scuola dell’obbligo.

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Scetticismo imprenditoriale

La connaissance du contexte de l’enseignement est un paramètre de la construction d’un ensemble d’indicateurs. Les sondages d’opinions sur la qualité de l’enseignement, sur la confiance dans l’école et dans les enseignants font partie des outils qui fournissent des informations exploitables pour connaître l’environnement dans lequel évoluent les systèmes d’enseignement et donc des paramètres qui concourent à déterminer le soutien et la confiance dans le système. Ces variables interviennent dans les politiques de l’éducation et concourent à façonner les facteurs d’un bon fonctionnement de l’enseignement.

L’uso dei sondaggi d’opinione per pilotare le politiche scolastiche è ampiamente diffuso. Tutti i governi se ne servono, ma i risultati di questi sondaggi sono di regola tenuti segreti. E’ invece più facile conoscere i sondaggi d’opinione sullo stato della scuola organizzati da enti privati ( famosa è per esempio l’indagine Gallup sulla scuola negli Stati Uniti pubblicata annualmente dalla rivistaPhi Delta Kappa). [1].

I problemi metodologici di queste operazioni non sono da sottovalutare: la preparazione del sondaggio, le modalità di raccolta dei dati, la verifica della validità delle risposte, il trattamento statistico ed infine l’interpretazione sono tappe che pongono problemi particolari. Occorre quindi grande prudenza quando si manipolano questi strumenti. Lo svantaggio dei sondaggi privati o dei governi risiede nell’impossibilità di operare confronti internazionali. Il confronto di opinioni tra "stackholders" diversi (attori del sistema scolastico, come per esempio gli insegnanti, i genitori, gli impresari) sul piano internazionale comporta altre complicazioni. Nel 1995,l’OCSE ha pubblicato nell’edizione di quell’anno di "Uno sguardo sull’educazione", la raccolta di indicatori internazionali comparabili sull’insegnamento, un insieme di indicatori sulle opinioni di un campione rappresentativo di famiglie sulla scuola, la fiducia nell’istituzione, il divario tra educazione ed istruzione, la ripartizione delle responsabilità tra scuola e famiglia. Quello è stato uno dei rari tentativi fin qui condotti per raccogliere sul piano internazionale dati comparabili associabili ad altri dati come per esempio la parte della spesa pubblica per l’istruzione, perché si può supporre che esista una certa correlazione tra quest’ultimo dato ed un’opinione favorevole alla scuola. L’OCSE ha poi tentato di ripetere per le edizioni successive di "Uno sguardo sull’educazione" questa operazione, concentrandosi in primo luogo sulle imprese. L’operazione è andata buca, soprattutto per motivi tecnici ( la grande difficoltà di sondare le aziende) in modo da ottenere risultati comparabili, e finanziari. Da allora in poi, l’insieme internazionale di indicatori dell’OCSE non ha più contenuto questo tipo di indicatori estrapolati da sondaggi sull’opinione degli utenti e degli attori della scuola.

L’indagine dell’IoD inglese è interessante perché è il frutto di una consultazione diretta dei dirigenti aziendali. Il numero degli intervistati non è molto elevato (il 10% dei membri dell’associazione) ma può essere sufficiente per comporre un campione rappresentativo delle opinioni del padronato inglese. Purtroppo non si sa con quali criteri i 500 siano stati scelti per cui è impossibile stimare la rappresentatività dei risultati. La composizione di una campione rappresentativo delle aziende esige l’inclusione di varie categorie industriali (non solo piccola o grande azienda, ma il tipo di azienda, il settore industriale, ecc.). In questi casi per altro è importante conoscere i profilo della persona che risponde. Il parere del direttore del personale ( ma non tutte le aziende ne hanno uno) non è equivalente a quello del padrone. Questi rilievi permettono di capire quanto arduo sia operare su questo terreno e quanta prudenza sia necessaria nell’interpretazione dei dati.

Riportiamo qui l’articolo pubblicato da BBC News il 13 agosto 2007

Schools not improved, say bosses, BBC News , 13 August 2007

Business leaders feel educational standards have not improved since 1997, despite official data showing record exam and test results, a report says.

More than half thought education and skills in England had not improved, the Institute of Directors found in a survey of 500 members [2]

The IoD report also claimed record investment had not led to exam results improving any faster than before.

The government said record investment had improved standards in schools.

’Three Rs’

The report, which is the first in a series on the education system, aims to provide some "necessary context" to the yearly debate on examination results. It highlights the fact that at primary school, although results are continuing to "creep up", the pace of change is slow.

Four out of 10 still do not achieve the expected standard for their age in reading, writing and mathematics.

It also says although the percentage of pupils achieving five or more GCSEs at grades A* to C has increased - the proportion of those getting the grades in subjects including mathematics, sciences, English and a modern language has fallen.

The fact that the A-level pass rate rose for the 15th year in succession last year and the percentage of those getting grades A to C has doubled since the early 1980s is also highlighted.

But by contrast, the report says, the proportion of those passing the international Baccalaureate has remained stable.

We need a step change in performance if we are to meet future skill needs IoD director general Miles Templeman

The report also suggests more business leaders thought standards had not improved in the nation’s educational institutions.

Some 49% thought education had not improved in schools, 38% in further education colleges and 41% in universities.

And nearly half of its members believes the government’s performance on education had been unfavourable to business.

The report suggested there were a number of factors which explained why official statistics and exam results painted a different picture from the one seen by business.

These included the claims that grade standards have slipped and that changes in assessment, such as more coursework, meant that it was now easier to achieve the same level.

’Step change’

It suggested that more pupils passed exams because of an increased focus on preparation - but that this had not necessarily improved learning overall.

The report also suggested that because of the well-known correlation between educational achievement and income, the fact that more people were better off had also raised results.

IoD director general Miles Templeman said there needed to be a focus on performance at all levels, rather than becoming fixated on A-level and GCSE results.

"Even if official statistics are accepted at face value - and the evidence of the independent research suggests a degree of caution - they still illustrate that we need a step change in performance if we are to meet future skill needs.

"This is particularly true with regard to literacy and numeracy skills in the early years."

Children’s futures

A spokesman for the Department for Children, Schools and Families said: "The huge increase in education expenditure in the last decade has meant more and better paid teachers, better quality classrooms and higher standards in all schools and childcare.

"Last year saw the highest ever GCSE results for English and maths and standards in the early years are steadily increasing with100,000 more 11 year olds mastering the basics in literacy and 90,000 more in numeracy this year compared with 1997.

"The OECD found last year that a child of five now expects to spend 20.7 years in education which shows that taxpayers’ money is an investment in children’s futures for the long term."

[1] Per esempio la 38esima indagine:The 38th Annual Phi Delta Kappa/Gallup Poll of the Public’s Attitudes Toward the Public Schools . Phi Delta Kappan, Vol. 88, No. 01 (September 2006): 41-56.

[2] Su 55 000 aderenti all’associazione, che raggruppa dirigenti d’azienda.