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La ricerca presentata dal Center on Education Policy di Washington offre un ulteriore esempio di come si puo’ barare con le leggi della scuola, snaturandone le finalità, ma è anche una dimostrazione degli effetti benefici dell’efficacia dalla valutazione esterna. La minaccia di chiudere una scuola prevista nella legge federale americana NCLB, se dopo cinque anni di ripetuti avvertimenti ed aiuti i risultati non migliorano si sta rivelando efficace: le scuole allo sbando, piuttosto che chiudere i battenti, all’ultimo minuto trovano i sotterfugi per salvare la faccia, tentano di correggere i difetti che le penalizzano, cambiano qualcosa o quel tanto che permette di ottenere lievi miglioramenti e di evitare la ristrutturazione radicale della scuola. Si puo’ dunque fare qualcosa anche nelle condizioni meno favorevoli per migliorare le scuole. Una lezione da meditare per le politiche della scuola.

Il rapporto (What Now? Lessons from Michigan About Restructuring Schools and Next Steps Under NCLB) è il terzo di una serie di analisi e ricerche svolte dal Center on Education Policy di Washington (CEP) sulla ristrutturazione delle scuole nello stato del Michigan. In questo stato il numero delle scuole (elementari e medie) che non hanno rispettato le norme della legge NCLB nonostante gli avvertimenti e che dopo cinque anni di ripetute segnalazioni non hanno dato segno di miglioramenti significativi sono 90. A queste scuole si dovrebbe allora applicare la sanzione massima prevista dalla legge, ossia la chiusura per una ristrutturazione completa della scuola. Come pro memoria ricordiamo che ogni scuola ha un proprio ruolino di marcia che fissa il progresso annuo da conseguire nei test di lettura e matematica, calcolato in modo da giungere entro il 2014 al livello medio dei risultati nazionali. I test sono quelli predisposti dallo Stato del Michigan. Una scuola è fuori pericolo se per due anni di fila tiene il ritmo di progressione fissato nel ruolino di marcia.

L’analisi del CEP sulle modalità di ristrutturazione adottate dalle scuole indica che due terzi delle 90 scuole (il 64%) è uscita dal limbo nel corso dell’anno scolastico 2005/2006, conseguendo nei test dello stato l’obiettivo prestabilito per ognuna di queste scuole, le quali però non possono essere considerate ancora fuori pericolo. Per essere riconosciute come buone scuole occorre tenere il passo per due anni di fila. Questo obiettivo è stato conseguito dalla metà delle 90 scuole (per l’esattezza 51). Qualcosa dunque è successo: le norme draconiane inserite dalla legge NCLB hanno sortito un effetto benefico.

L’indagine però non è però riuscita ad identificare una causa precisa del miglioramento dei punteggi degli studenti nei test. In altri termini, è impossibile dire se i guadagni ottenuti nei punteggi dei test vanno attribuiti agli sforzi della scuola per migliorare la didattica, l’organizzazione dell’insegnamento, la qualità del clima scolastico, opppure se siano imputabili ad altri fattori, in particolare ai cambiamenti della politica dello stato e della politica federale che hanno abbassato la soglia delle esigenze e dato in questo modo un colpo di mano alle scuole, rendendo più facili le condizioni da rispettare per incorrere nella minaccia delle delle sanzione più gravi. Per modificare la posizione della scuola nelle classifiche basta modificare gli standard minimi da conseguire. E’ appunto quanto è stato fatto negli USA. Si bara sia a livello di scuole che a quello istituzionale.

L’analisi ha classificato i provvedimenti presi dalle scuole per uscire dal marasma ed ha rilevato che le scuole con due anni successivi di miglioramento dei punteggi medi nei test sono quelle che hanno adottato almeno cinque tipi di provvedimenti diversi. Il provvedimento più popolare è il ricorso ad un consulente esterno. Nell’anno scolastico 2005-2006, il 72% delle scuole ha reclutato un consulente. Il cambiamento di direzione (ossia la sostiuzione del preside) è stato il provvedimento che ha avuto un calo a picco di popolarità: nell’anno scolastico 2004-2005, questa opzione fu adottata dal 63% delle scuole; nell’anno scolastico 2005-2006, solo dall’8% delle scuole. Proobabilmente i nuovi presidi hanno dato soddisfazione e sono riusciti ad ottenere l’appoggio del corpo insegnante e degli amministratori e dirigenti della scuola.

Questo tipo di indagini è per ora realizzabile in pochi stati americani. La si può fare nel Michigan, perché il Michigan aveva iniziato a raccogliere i dati previsiti dalla legge federale NCLB prima dell’entrata in vigore della legge nel 2002, mentre negli altri Stati si potrebbe avviarla a partire da quest’anno. Siccome però le norme della legge NCLB [1] stanno cambiando, sarà difficile effettuare analisi così dettagliate come questa svolta nel Michigan.

Quest’analisi merita di essere segnalata perché illustra cosa si potrebbe fare nelle regioni italiane qualora si disponessero delle informazioni riguardanti i livelli d’apprendimento in ogni scuola e qualora esistessero le basi legali a livello statale e regionale per intervenire. Per questo motivo vale la pena entrare nei dettagli di una ricerca come questa e mostrare l’importanza di un’osservazione minuziosa dei comportamenti delle scuole. In un sistema come quello italiano nel quale, almeno sulla carta, le scuole fruiscono di un’ampia autonomia, questo tipo di lavoro sarebbe più che mai indispensabile per migliorare i risultati scolastici nelle regioni e nelle scuole che si collocano in coda alla classifica dei risultati.

[1] Per maggiori informazioni , si possono ricercare i numerosi articoli che trattano di questa legge in questo sito, utilizzando a questo scopo la finestra "rechercher" che si trova nella sbarra del menù in testa alla pagina d’apertura del sito.

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