Presentazione del volume "En finir avec l’échec scolaire - Dix mesures pour une éducation équitable" pubblicato dall’OCSE il 14 dicembre scorso

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Tutti possono farcela a scuola, basta che...

La modestia non è la virtù principale dell’OCSE, si sa. Ne abbiamo un’ennesima prova con questo volume che sfodera dieci raccomandazioni ai governi per liquidare una volta per tutte l’insuccesso a scuola, risolvere l’annosa questione della dispersione scolastica e per rendere più giusti ed equi i sistemi scolastici. Se da un lato si deve elogiare il trattamento dei dati e le analisi svolte nonché le informazioni prodotte, dall’altro si può sorridere sia a proposito del titolo assai presuntuoso se si tien conto della massa di ricerche e di riforme intraprese per lottare contro la dispersione e l’insuccesso scolastici, sia rispetto al contenuto delle dieci proposte che l’OCSE rivolge ai politici.

Alcuni rilievi in breve su questa pubblicazione (per ora esiste solamente l’edizione in inglese e quella in francese che si possono acquistare direttamente presso il servizio delle pubblicazioni dell’OCSE), già annunciata in questo sito (clicca qui) :

- La prima riguarda l’assenza di qualsiasi riferimento alle teorie della giustizia. Nella bibliografia non si cita nemmeno John Rawls a cui si deve nonostante tutto il rilancio della riflessione sulla giustizia sociale e sull’equità con il grande trattato sulla giustizia che ha totalmente rinnovato la riflessione sull’ uguaglianza e la giustizia in questi ultimi decenni. [1] Il fatto che Rawls non abbia trattato esplicitamente la questione dell’equità del servizio scolastico non è una ragione per non citarlo. Non sono neppure citati altri lavori importanti svolti in questi ultimi anni nel settore specifico dell’equità dei sistemi educativi. Il documento di Levin (2003) [2] che ha fornito il quadro concettuale iniziale a tutto il progetto (un documento eccellente) non è citato nella bibliografia finale ma solo nella bibliografia del capitolo 1. Il pragmatismo dell’OCSE è insuperabile quando si ha a che fare con problemi filosofici di fondo. La definizione di equità che dà il volume è veramente molto semplificata, nei termini dell’OCSE molto "pragmatica". Per gli autori, l’equità scolastica comporta una duplice componente : l’uguaglianza delle possibilità e l’inclusione. [3]

- Una seconda osservazione riguarda l’assenza di informazioni dettagliate sul metodo di lavoro Come si è proceduto ? Chi è stato consultato ? Come sono state fatte le scelte dei paesi e degli esperti ? Occorre tenere presente che la scelta dei paesi e degli esperti non è ovviamente fatta a casaccio ma è il frutto di molteplici criteri di ordine ideologico, finanziario (chi paga), politico, personale. Quali i criteri teorici adottati per impostare la sintesi finali ? Il volume testé pubblicato è scarno di informazioni al riguardo. Orbene, su un tema cruciale come l’equità, la giustizia e l’uguaglianza nell’insegnamento, che rappresenta una pietra d’inciampo per tutte le riforme scolastiche da almeno cinquant’anni, queste informazioni mancanti sono invece cruciali. Maggiori informazioni su questo progetto si trovano nell’articolo che si trova in questo sito nel quale si comparano i progetti sull’equità dell’OCSE e dell’Unione Europea .

- Questo volume è il prodotto finale del progetto della Direzione dell’educazione sull’equità nell’insegnamento dell’OCSE. In altri termini questo è il documento che conclude un progetto dell’OCSE condotto secondo una procedura comprovata da anni ed al quale hanno partecipato solo dieci paesi su trenta. [4] Scarso interesse politico quindi per l’ equità nell’insegnamento tra i paesi dell’OCSE, a meno che sia stata la Direzione incaricata del progetto che non sia stata capace di promuoverlo.

Ciascun paese ha prodotto come sempre succede in questi casi , a spese proprie, un rapporto sulla questione che nel gergo dell’OCSE si chiama rapporto nazionale ed un gruppo di esperti ha visitato cinque paesi [5] , su invito dei paesi stessi, ed ha redatto un rapporto alla fine di ogni visita sul posto, durante la quale sono state intervistate varie personalità del mondo politico, accademico, sindacale, scolastico e si sono visitate scuole di vario livello. Nel rapporto gli esperti formulano una serie di raccomandazioni specifiche rivolte alle autorità del paese ospitante. I rapporti nazionali e le cinque perizie degli esperti possono essere consultate sia in inglese che in francese nel sito dell’OCSE dedicato al progetto dell’equità nell’insegnamento. [6]

- Le proposte sono banali, generiche, ripetono le tesi professate da anni dall’OCSE e che si ritrovano ogni volta nei commenti pubblicati in occasione della presentazione dei dati dell’indagine PISA oppure degli indicatori dell’istruzione presentati nel volume "Uno sguardo sull’istruzione".

- Non c’è nessuna stima dei costi delle operazioni necessarie per realizzare queste proposte e lottare contro le disuguaglianze scolastiche. Orbene queste politiche non sono a costo zero. In una breve appendice alle raccomandazioni si dice che le proposte sono state formulate tenendo conto delle politiche restrittive in atto e delle risorse limitate stanziate per la scuola. Orbene, se si considerano gli indicatori dell’OCSE si osserva che in dieci anni la parte dell’educazione nel PIL è cresciuta in modo sensibile. Per altro, l’indagine PISA ha constatato che non c’è nessun rapporto di causa- effetto tra spesa per l’istruzione e qualità dei risultati conseguiti nei test. Ci si poteva quindi attendere un’analisi più originale degli aspetti finanziari connessi con le riforme scolastiche miranti a migliorare l’equità del servizio scolastico.

- Nel volume non c’è nessuna analisi delle resistenze operanti in seno ai sistemi scolastici (in Italia se ne sa qualcosa in merito) contro cambiamenti sostanziali oppure le strategie messe in atto dai sistemi scolastici per sposare il cambiamento svuotandolo di qualsiasi significato. Se fosse così facile lottare contro la dispersione e l’insuccesso scolastico e se fosse talmente vantaggioso probabilmente non se ne parlerebbe nemmeno, perché la dispersione sarebbe già stata debellata da tempo. Invece succede il contrario. Come mai ? Dove sono annidati gli ostacoli ? Come si possono smantellarli ?

Gli autori sono analisti della Direzione dell’Educazione dell’OCSE. Si tratta di :

- Simon Field (simon.field@oecd.org)

- Malgorzata Kuczera (malgorzata.kuczera@oecd.org)

- Beatriz Pont (beatriz.pont@oecd.org)

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Les dix mesures

Pour une éducation équitable :recommandations aux pouvoirs publics

Ce rapport fait valoir que les systèmes éducatifs doivent conjuguer égalité des chances et inclusion dans leur conception, leurs pratiques et leurs ressources. Il propose dix mesures d’action publique qui réduiraient l’échec et le décrochage scolaires, concourraient à une société plus juste et éviteraient les importants coûts sociaux des adultes marginalisés peu qualifiés.

Conception

1. Limiter l’orientation précoce en filières et classes de niveau et reporter la sélection par les résultats.

2. Gérer le choix de l’école afin de contenir les risques pour l’équité.

3. Dans le deuxième cycle de l’enseignement secondaire, proposer des alternatives attrayantes, éliminer les voies de garage et prévenir le décrochage scolaire.

4. Offrir une seconde chance.

Pratiques

5. Repérer ceux qui prennent du retard à l’école et leur apporter une aide systématique, et réduire les taux élevés de redoublement.

6. Renforcer les liens entre l’école et la famille pour aider les parents défavorisés à aider leurs enfants à apprendre.

7. Tenir compte de la diversité et permettre l’inclusion des migrants et des minoritaires dans l’éducation ordinaire.

Ressources

8. Offrir une solide éducation à tous, en privilégiant les dispositifs pour la petite enfance et l’instruction de base.

9. Orienter les ressources vers les élèves et les régions qui en ont le plus besoin.

10. Fixer des objectifs chiffrés et concrets pour davantage d’équité – en particulier en matière d’échec scolaire et de décrochage.

Ce rapport formule des recommandations de hiérarchisation des priorités dans le cadre d’un budget limité, en tenant compte des contraintes des dépenses publiques. Les coûts ou économies découlant de ces recommandations n’ont pas été estimés car ils dépendent des contextes nationaux.

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Table des matières

Les dix mesures

Synthèse

Chapitre 1. Introduction : cerner les enjeux

1.1. Pourquoi s’interroger sur l’équité dans l’éducation

1.2. Cadre d’analyse

1.3. Contexte : l’équité comme objectif de l’action publique

1.4. Pourquoi vouloir l’équité dans l’éducation ?

Bibliographie

Chapitre 2. Les inégalités dans le champ éducatif

2.1. Une progression inégale des niveaux d’instruction

2.2. L’équité dans sa dimension de l’égalité des chances

2.3. L’équité dans sa dimension de l’inclusion

2.4. Les deux dimensions de l’équité se recoupent

2.5. Implications pour l’action publique

Bibliographie

Chapitre 3. Structures et parcours de formation

3.1. Différenciation des structures d’enseignement et risques pour l’équité

3.2. Orientation précoce et tronc commun

3.3. Concevoir un système éducatif inclusif dans le deuxième cycle du secondaire

3.4. Éliminer les « voies de garage » et offrir une seconde chance

3.5. Conclusions et recommandations synthétiques

Annexe 3.A1. Coefficients de corrélation entre l’indice de ségrégation et les résultats au PISA

Annexe 3.A2. Analyse de régression : Effets de la sélection par les aptitudes sur différentes mesures

Notes

Bibliographie

Chapitre 4. Pratiques scolaires et extrascolaires

4.1. L’équité en classe : interventions pour ceux qui en ont besoin

4.2. Des écoles qui vont au devant des familles

4.3. Influence du milieu familial sur les résultats scolaires

4.4. Conclusions et recommandations synthétiques

Bibliographie

Chapitre 5. Ressources et résultats

5.1. Affectation des ressources aux différents secteurs éducatifs

5.2. Distribution des ressources entre individus, établissements et régions

5.3. Définir les résultats de l’éducation pour tenir compte de l’équité

5.4. Conclusions et recommandations synthétiques

Bibliographie

Chapitre 6. Groupes à risque : le cas particulier des migrants et des minorités

6.1. Le contexte migratoire

6.2. Le handicap des immigrants dans l’éducation

6.3. Interventions des pouvoirs publics

6.4. Conclusions et recommandations synthétiques

Notes

Bibliographie

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Resoconto sul sito del Café pédagogique, l’Expresso, del 3 gennaio 2008

Quel est le pays où un jeune de milieu défavorisé a deux fois plus de chances d’échouer en maths qu’en Turquie ? Ce pays qui se classe 25ème sur 29 pour le lien entre catégorie sociale et réussite en maths, c’est la France, selon une étude de l’Ocde, basée sur Pisa 2006. Alors que les Etats-Unis se classent 20èmes, seules l’Allemagne, la Hongrie, la Slovaquie et la Belgique arrivent à être plus inégalitaires que la France. La publication par cette organisation des "Dix mesures pour une éducation équitable" souligne involontairement les inégalités du système éducatif français.

Car l’Ocde plaide pour des systèmes plus égaux et plus inclusifs. L’égalité importe car " les coûts sociaux et financiers à long terme de l’échec scolaire sont conséquents", écrivent les experts de l’Ocde. "Ceux qui n’ont pas les compétences pour prendre leur place dans la société et dans l’économie engendrent des coûts plus élevés en matière de santé, d’aides sociales, de protection de l’enfance et de sécurité. La montée en puissance des migrations pose de nouveaux défis pour la cohésion sociale de certains pays tandis que d’autres sont confrontés à des problèmes déjà anciens d’intégration des minorités. Face à ces défis, une éducation offrant l’égalité des chances et l’inclusion aux migrants et aux minorités est cruciale. L’équité dans l’éducation conforte la cohésion et la confiance sociales".

Les experts n’hésitent pas à préconiser 10 mesures précises. Les premières concernent l’équité. "La filiarisation et la formation de classes de niveau précoces doivent être justifiées par des bénéfices attestés car elles engendrent très souvent des risques pour l’équité. Les systèmes scolaires qui pratiquent l’orientation précoce en filière devraient envisager de retarder l’âge de la première orientation afin de réduire les inégalités et d’améliorer les résultats. La sélection par les résultats doit être utilisée avec prudence car elle aussi est porteuse de risques pour l’équité".

L’Ocde, sans recommander la carte scolaire, invite à déreglementer avec prudence. "Le choix de l’école engendre des risques pour l’équité et exige une gestion prudente, en particulier pour éviter qu’il n’accentue les différences de composition sociale des établissements. Si le choix de l’école est donné, les établissements dont la capacité d’accueil ne permet pas d’inscrire tous les candidats doivent pouvoir assurer la mixité sociale – en appliquant par exemple des méthodes de sélection par loterie. Des primes versées aux établissements qui accueillent des élèves défavorisés peuvent aussi contribuer à cet objectif".

Pour lutter contre le décrochage scolaire, l’Ocde préconise de rendre le second cycle "attrayant, pas seulement pour une élite possédant le goût des études, offrir des parcours de bonne qualité sans impasse et des liens efficaces avec le monde du travail". Pour lutter contre l’échec scolaire, l’organisation écarte le redoublement et donne en exemple les méthodes finlandaises. " De nombreux pays pourraient utilement s’inspirer de la fructueuse méthode finlandaise de résolution des difficultés d’apprentissage, qui repose sur une série d’interventions d’intensité croissante pour ramener ceux qui prennent du retard au niveau de la classe. Un soutien devrait être apporté aux professionnels de l’enseignement pour développer leurs techniques d’aide en classe à ceux qui prennent du retard".

Enfin, l’Ocde s’intéresse à l’intégration scolaire des jeunes issus de l’immigration. "Pour soutenir l’apprentissage des élèves défavorisés, les écoles doivent axer leurs efforts sur l’amélioration de la communication avec les parents des foyers les plus défavorisés et sur l’aide à l’instauration, à la maison, d’un cadre favorable à l’apprentissage".

Ces propositions résonnent particulièrement en France puisque les faibles performances du système éducatif sont justement dues à un fort pourcentage d’élèves très faibles, c’est-à-dire à une forte inégalité scolaire, fortement corrélée à la difficulté d’intégrer les jeunes issus de l’immigration. Xavier Darcos, qui a représenté la France auprès de l’Ocde, devrait plus qu’un autre être à même de les entendre.

[1] A Theory of Justice del 1971 (tradotto in italiano con il titolo "Una teoria della giustizia", Feltrinelli 1982)

[2] Levin, B. (2003), Approaches to Equity in Policy for Lifelong Learning, preparato per la Divisione delle politiche dell’insegnamento e della formazione dell’OCSE per l’esame tematico dell’equità nell’insegnamento

[3] L’équité en matière d’éducation comporte deux dimensions. La première est l’égalité des chances, qui implique de veiller à ce que la situation personnelle et sociale – telle que le sexe, le statut socio-économique ou l’origine ethnique – ne soit pas un obstacle à la réalisation du potentiel éducatif. La seconde est l’inclusion, qui implique un niveau minimal d’instruction pour tous – par exemple, que chacun sache lire, écrire et compter. Ces deux dimensions sont étroitement imbriquées : vaincre l’échec scolaire aide à surmonter les effets du dénuement social qui est lui-même souvent facteur d’échec scolaire.

[4] Belgio fiammingo, Finlandia, Francia, Norvegia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria e Russia (non ancora membro dell’OCSE).

[5] Finlandia, Norvegia, Spagna, Svezia Ungheria

[6] Cet ouvrage s’appuie sur une étude de l’OCDE consacrée à l’équité dans l’éducation,mais il puise aussi dans des données de l’ensemble de l’OCDE. Les dix pays participants ont préparé un rapport analytique et dans cinq pays, une équipe d’experts de l’OCDE a effectué une mission d’analyse et rédigé un rapport accompagné de recommandations aux pouvoirs publics. Ces rapports peuvent être consultés sur le site Internet de l’OCDE