Presentazione del numero 80, dicembre 2011 della rivista "Education et Formation" della Direzione della valutazione e della prospettiva (DEPP) del Ministero francese dell’Istruzione Pubblica dedicato al tema dei metodi applicati sul piano internazionale per rendere tra loro comparabili le misure dei sistemi scolastici.

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Il sistema scolastico francese comparato ad altri sistemi scolastici

Comparare i sistemi scolastici tra loro, la loro efficienza ed efficacia, la loro equità, è un rompicapo. Eppure, i responsabili politici che si occupano dei vari sistemi scolastici nazionali da anni sono con golosità cercano di capire quanto vale il proprio sistema scolastico comparandolo ad altri. La comparazione scolastica è un’ossessione negli Stati Uniti che non vogliono perdere il primato economico e tecnologico a livello mondiale. Una larga fetta dei responsabili politici ritiene che il sistema scolastico abbia un ruolo determinante nella competizione mondiale. Questa idea è diffusa anche in Europa. Lo dimostrano per esempio i documenti che descrivono gli obiettivi di Lisbona per l’Unione Europea. Ma anche a livello nazionale si ritrova questa ossessione della comparazione: in Francia, in Inghilterra per esempio, ossia in due ex-grandi potenze che non si rassegnano a perdere il ruolo che avevano, magari anche a giusta ragione, e che attribuiscono al sistema scolastico una grande priorità politica. In questo numero monografico gli specialisti francesi delle statistiche scolastiche analizzano con acume alcuni problemi metodologici posti dalla comparazione: come misurare, come effettuarla, con quali strumenti?

 

Il sistema scolastico francese è nella norma internazionale oppure fa eccezione ?

 

Questo è il titolo del numero monografico della rivista francese "Education et Formations" che è una pubblicazione ufficiale del ministero francese dell’Istruzione Pubblica. Il numero 80 pubblicato nel dicembre 2011 è dedicato alle modalità di misura dei sistemi scolastici per ottenere informazioni comparabili (versione originale completa in francese allegata a questa recensione).

Sospetti e incomprensioni

La Francia è sempre stata molto sospettosa rispetto ai dati forniti dalle organizzazioni internazionali e soprattutto dall’OCSE. Si potrebbe dire che ha condiviso per decenni un atteggiamento ambivalente nei confronti delle indagini internazionali, dopo un’iniziale avversione ed ha finito per accettarle sotto la spinta degli ambienti scientifici che si occupano di problemi scolastici. Le riserve sono slittate dalle valutazioni internazionali verso la comparabilità ed i criteri adottati per rendere tra loro comparabili i dati prodotti dai vari sistemi scolastici.

Da anni i ricercatori francesi cercano il pelo nell’uovo e lavorano sui punti deboli delle comparazioni e della costruzione delle statistiche comparate. Talora con spirito costruttivo come per esempio nel settore delle nomenclature e della classificazione dei sistemi scolastici, un settore molto tecnico e complesso, altre volte invece con una mentalità negativa come per esempio nel campo della valutazione delle competenze degli adulti.

Nulla di simile in Italia

Da tutti questi punti di vista la ricerca francese sulla scuola e la politica scolastica francese sono ben diverse da quella italiana dove si verifica piuttosto la tendenza contraria ossia dove si ritengono validi di per sé tutti i dati internazionali e si prende ad occhi chiusi quanto proviene dalle organizzazioni internazionali. I Francesi sono molto più scettici ed hanno un atteggiamento che è più scientificamente corretto. Il numero testé pubblicato di "Education et Formations" è curato dalla Direzione della valutazione che in un certo senso è l’equivalente dell’INVALSI. La pubblicazione fornisce informazioni sull’originalità del sistema scolastico francese rispetto a quello di altri paesi dell’OCSE in numerosi saggi nei quali si passano al vaglio i metodi di misura utilizzati sul piano internazionale per comparare tra loro i sistemi scolastici.

La comparabilità passata al vaglio

I saggi riuniti in questo numero monografico analizzano i sistemi scolastici di diversi paesi comparandoli tra loro con dati prodotti da varie indagini internazionali vertenti su vari aspetti della scuola come per esempio il numero degli studenti iscritti, i limiti di frequenza, le risorse finanziarie utilizzate per fare funzionare le scuole, la proporzione di alunni e studenti che provano piacere a leggere oppure che non si annoiano a scuola, le politiche attuate a favore degli alunni e degli studenti più deboli e delle loro famiglie. I taglio dei vari contributi è critico nel senso che si discutono i limiti della comparabilità dei dati scodellati dalle indagini. Alcuni di questi saggi illustrano i metodi utilizzati per comparare le statistiche, altri invece si concentrano sulla comparabilità dei risultati.

La maggioranza dei contributi è stata concordata tra gli autori che concentrano la loro attenzione su un insieme di paesi membri dell’OCSE : Germania, Australia, Corea del Sud, Spagna, Stati Uniti, Finlandia, Francia, Ungheria, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Svezia.

Triplice utilità della pubblicazione

La lettura di questi saggi è utile per tre ragioni :

  • la prima per le considerazioni di tipo metodologico sulla comparabilità e sulle misure necessarie per effettuare comparazioni appropriate ;
  • la seconda per le informazioni sul sistema scolastico francese che mettono in rilievo le peculiarità di questo sistema rispetto agli altri presi in esame ed infine,
  • la terza, per le informazioni riguardanti l’Italia.

 

Si tratta dunque di un numero monografico molto corposo.

La classificazione dell’istruzione

La questione fondamentale affrontata dagli autori riguarda le modalità da adottare per realizzare constatazioni statistiche comparabili sui sistemi scolastici di diversi paesi. Cinque articoli trattano la questione molto delicata ma anche molto poco della Classificazione internazionale tipo dell’educazione [1]. Rémi Tréhin-Lalanne mostra come la classificazione è usata e quindi indirettamente come la si dovrebbe usare, spiega l’incidenza della classificazione sulle statistiche scolastiche e le conseguenze di questo strumento internazionale messo a punto e adottato dall’UNESCO sull’elaborazione delle politiche scolastiche.

 

Facciamo un esempio : a cosa sono comparabili tutti i dati degli IPSIA quando si compongono tabelle internazionali ? I centri regionali italiani di formazione professionale sono comparabili a quali altri modelli di formazione professionale ? Gli IFTS corrispondono a quale tipo di programma in altri sistemi scolastici ? Universitari ? Terziari ? Educazione degli adulti ? Si capisce subito che ci vorrebbe una tavola di conversione o un dizionario che permetta di fare corrispondere i programmi scolastici italiani. il lessico pedagogico italiano, con altri programmi simili sul piano internazionale, con il lessico in auge sul piano internazionale per compare, come dicono gli inglesi, arance con arance e mele con mele.

L’equità

Molto stimolante è la sezione sull’equità, sulla misura dell’equità dei vari sistemi scolastici. Diversi contributi ruotano attorno a questo tema. Per esempio l’ articolo di Estelle Herbaut ¨ è di natura metodologica. Tra l’altro l’autore si interroga sui condizionamenti che entrano in azione quando si passa da un contesto nazionale ad uno internazionale.

Peculiarità o banalità del sistema scolastico francese ?

Per capire se il sistema scolastico francese si distingue dagli altri in maniera radicale o meno si trattano nella rivista tre temi, ossia il finanziamento dell’istruzione, la partecipazione dei genitori alla vita scolastica e l’equità.

Il sistema scolastico francese si distingue sulla base dei dati forniti dalla comparazione internazionale verificate in modo oculato su tre temi o aspetti che erano già più o meno noti grazie ai lavori svolti su dati dell’indagine Pisa da alcuni ricercatori tra i quali possiamo citare Denis Meuret pubblicati quasi tutti sulla rivista francese di pedagogia [2] nel corso di questi ultimi 10 anni.
 

  •  finanziamento dell’educazione non eccelso che tende a diminuire. Nell’articolo di Luc Brière e Marguerite Rudolf : "Comparaison entre pays des coûts de l’éducation : des sources de financement aux dépenses" si afferma che rispetto al PIl il totale della spesa pubblica per l’istruzione della Francia è quasi pari alla media dell’OCSE (6% contro il 5,9%). Nondimeno, rispetto alla metà degli anni 90 la parte del PIl che la Francia riserva all’istruzione è diminuita di 0,6 punti mentre per l’insieme dei paesi dell’OCSE questa proporzione è aumentata di 0,2 punti. Secondo gli ultimi dati che risalgono al 2008 la Francia si trova ancora nella media dell’OCSE ma però da anni la tendenza è al disinvestimento. Questa non è proprio un’originalità francese, perchl ciò si verifica in molti altri sistemi scolastici nonostante gli incitamenti dell’OCSE a spendere di più per l’educazione e la scuola. Per i ricercatori francesi che vanno molto orgogliosi del loro sistema scolastico il calo di investimenti nella scuola è allarmante. Lo è anche per i sindacati degli insegnanti che però contano poco ormai in Francia. Nondimeno, su questo punto la Francia continua a fare meglio della Germania e della Gran Bretagna che sono in competizione con la Francia. E’ invece a tutti noto che la proporzione della spesa per l’istruzione in Italia rispetto al PIl è parecchio inferiore alla media dell’OCSE. Il caso italiano è davvero drammatico. Si investe poco per la scuola in Italia e lo si fa male.

 

  • Un’ altra differenza tra Francia e paesi dell’OCSE presi in esame risiede nelle relazioni che la scuola intrattiene con i genitori. L’analisi delle informazioni raccolte dall’indagine Pisa dimostra che la Francia fa parte dei sistemi scolastici nei quali i genitori hanno meno diritti. Nel sistema scolastico francese, la voce in capitolo l’hanno gli insegnanti i quali si degnano di tanto in tanto di convocare i genitori, di dare loro alcune informazioni sul comportamento dei figli e sul programma di lavoro. Dai questionari Pisa risulta in modo evidente la distanza che gli insegnanti stabiliscono tra loro ed i genitori in Francia. Questa è una caratteristica della scuola francese e grande è la tentazione d’imputare a quest’aspetto i risultati poco brillanti degli studenti francesi in PISA (sempre migliori però che non in Italia). In Francia i genitori esclusi da qualsiasi intervento nell’organizzazione e nel funzionamento delle scuole, non hanno diritto di parola. Le persone competenti sarebbero gli insegnanti i quali difendono a spada tratta i loro privilegi o il loro statuto ma non per questo il loro prestigio sociale è elevato o migliore di quello di cui fruiscono i loro colleghi in altri sistemi scolastici.

 

  •  il terzo aspetto che contraddistinguerebbe il sistema scolastico francese dagli altri sulla base di un’analisi rigorosamente comparata è quello delle disuguaglianze. Gli autori Daniel Frandji dell’
    ENS [3] di Lione, e
    Jean-Yves Rochex, professore all’università di Paris VIII distinguono modelli successivi di politiche contro le disuguaglianze : " si è passati da un modello nel quale la preoccupazione dominante sul piano politico era quella della democratizzazione e della lotta contro le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione a un modello nel quale ci si concentra su certe categorie di studenti come per esempio gli studenti a rischio oppure quelli con esigenze educative particolari". Gli autori confrontano i risultati e le informazioni provenienti da otto paesi europei prodotti da un’indagine della commissione europea svolta nell’ambito del programma Socrates nel 2006 con le informazioni. L’analisi dell’evoluzione delle politiche scolastiche contro le discriminazioni e delle loro giustificazioni ha permesso di descrivere tre fasi o tre modelli successivi che si sovrappongono l’un l’altro. La tendenza che emerge non è peculiare alla Francia. Nella lotta contro le disuguaglianze sociali si afferma l’abbandono graduale di un approccio politico con uno tecnico che propone interventi mirati sulle popolazioni scolastiche particolarmente bisognose. In Francia queste modalità sono particolarmente pronunciate e sono alimentate da una lettura individualistica delle difficoltà scolastiche che affascina molti responsabili scolastici e molti insegnanti. In ogni modo quest’articolo non permette di dire che la politica scolastica francese si distingue da altre. Non è né migliore né peggiore. Si inserisce in una tendenza di fondo che attraversa tutti i sistemi scolastici europei. L’articolo è valido per il metodo seguito per passare al vaglio i dati sulla discriminazione scolastica e per compararli.

 

[1] Acronimo CITE, in inglese ISCED ossia "International Standard Classification of Education"

[2] "Revue française de pédagogie", fondata nel 1967 che è senz’altro la rivista francese più importante nel settore dell’educazione

[3] Scuola Normale Superiore

Les documents de l'article

France-methodes-internationales-comparer-education-equite_203308.pdf