Le ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) penetrano ogni giorno in modo subdolo sempre di più nella scuola. Il cambiamento non è tanto tecnologico quanto culturale e sociale. I sistemi scolastici non possono resistere a questo contagio, e dovrebbero per lo meno fare tutto il possibile per evitare che il divario sociale di fronte alle nuove tecnologie si accentui con il rischio di un’evoluzione dei sistemi scolastici in una direzione sempre più segregante e socialmente ingiusta.

Version imprimable de cet article Version imprimable

I sistemi scolastici potranno sopravvivere come sono oggi oppure saranno travolti dalle ICT che modificano totalmente l’accesso alle conoscenze ? L’integrazione delle ICT nelle scuole è inevitabile ed è in corso. Le lascerà indennni ? Basta adottarle e qualche ritocco sapiente per sperare in un futuro roseo per le scuole ? Secondo l’autore dell’articolo i sistemi scolastici sapranno digerire i cambiamenti che si imporranno. Il cambiamento non sarà traumatica, la crisi paventata non ci sarà.

Enseigner et apprendre à l’ère numérique

(Insegnare e imparare nell’era digitale)

Guy Ménant

Futuribles, n° 357, novembre 2009, pp. 29-40

 

Condizioni favorevoli per lo sviluppo delle ICT nelle scuole

 "Per la prima volta le condizioni per lo sviluppo delle ICT nell’insegnamento sono favorevoli" afferma Guy Ménant, ispettore generale del Ministero della Pubblica Istruzione francese, ex -responsabile della cellula ICT nel corpo dell’ispezione generale delle scuole francesi, in un articolo pubblicato sulla rivista "Futuribles"(numero 357, novembre 2009).

 

Per l’ispettore generale Ménant svariati fattori concorrono a confermare l’ipotesi che si è giunti "a una svolta storica" nell’insegnamento.

  • la densità dell’attrezzatura informatica nei sistemi scolastici, che ha superato una soglia critica ;
  • il numero crescente di insegnanti che si servono delle nuove tecnologie dell’informazione e ancor più la creatività di molti di questi insegnanti nonché l’entusiasmo e la bravura che dimostrano quotidianamente nel loro lavoro quando si servono delle ICT ;
  • i progressi nella formazione iniziale dei neo-insegnanti per quel che riguarda l’integrazione delle ICT nell’insegnamento ;
  •   la congiunzione di effetti sociali e scolastici.

Si sfalda la resistenza degli insegnanti

Ménant allude a quanto accade in Francia, ma le sue osservazioni sono applicabili con ritocchi più o meno importanti anche a altri sistemi italiani, incluso quello italiano

Secondo Ménant, in Francia, gli insegnanti hanno iniziato a cambiare atteggiamento nei confronti delle ICT a scuola sia per le pressioni provenienti da un lato dalla società e dal mercato del lavoro sia a seguito dei risultati dell’indagine PISA dell’OCSE.

 

Ricadute inattese dell’indagine PISA

 

L’indagine PISA ha avuto il pregio di fare capire agli insegnanti che non ci si può più limitare nella scuola ad esigere che gli studenti acquisiscano la padronanza di alcuni concetti fondamentali in determinate discipline. Il test usato nell’indagine PISA è stato costruito per misurare le competenze ritenute necessarie per riuscire nella vita quotidiana. I risultati per la Francia, ma ciò vale anche per l’Italia e per altri sistemi scolastici, hanno aperto gli occhi agli insegnanti, mostrando che si può e si deve praticare la lettura, fare matematica e scienze a scuola in tutt’altro modo, secondo criteri attraenti, convincenti, motivanti e efficaci. Ciò ha indirettamente legittimato l’uso delle ICT nelle scuole.

 

Un fenomeno dilagante

 

In pochi anni le pratiche di insegnamento sono cambiate, ancorché non ovunque. E’ troppo presto per cantare vittoria, ma siamo di fronte a un fenomeno dilangante a macchia d’olio nelle scuole.

 

Ménant è ottimista, reagisce secondo quanto sembra succedere in Francia, ma anche in Francia la situazione non è rosea. C’è una bella differenza tra il dire e il fare. Si parla molto di ICT, ma non è che si faccia molto. Gli insegnanti sono lasciati spesso soli. Forse questa è una fortuna : almeno quelli motivati non hanno le ali tarpate da direttive e circolari strampalate, ma il rischio è anche quello di dare la stura a iniziative avventurose, incontrollate.

 

 Un’ecologia scolastica diversa

 

In ogni modo, secondo l’ispettore generale francese, un modo di nuovo fare si è diffuso nelle scuole, uno spirito diverso penetra nelle aule, una cultura di nuovo genere non più esclusivamente imperniata sui sapere disciplinari. impregna i programmi d’insegnamento. Questo cambiamento ha il pregio di aprire le porte della scuola alle ICT. Non si tratta tanto di "una modernizzazione degli strumenti a disposizione dei professori e degli allievi quanto di trasformazioni sociali... all’interno della scuola", afferma Ménant. Le ripercussioni di questo clima diverso, di questa ecologia scolastica di stampo nuovo, cominciano a vedersi in modo sempre più lampante nelle pratiche didattiche e nei rapporti tra professori e studenti. "Il sistema scolastico deve cambiare non tanto nei valori che proclama e difende e nemmeno nella lista dei suoi obiettivi, e men che meno nei suoi metodi... quanto nelle priorità che si prefigge" afferma Ménand. Al primo posto va collocata l’autonomia e la trasparenza, due obiettivi di cui tra l’altro il sistema scolastico ha grandemente bisogno e che sono ampiamente premiati dal sistema produttivo.

 

Una nuova sfida per i sistemi scolastici

 

Nel contesto attuale di diffusione accelerata delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, se si tiene conto delle esigenze crescenti, nel mondo del lavoro, di competenze in informatica, è evidente che i sistemi educativi delle società occidentali hanno oggigiorno uno ruolo essenziale da tenere in quanto compete loro in priorità la responsabilità di formare tutti gli individui alle nuove tecnologie. Questo è quanto sostiene l’ispettore generale francese nel suo articolo per la rivista "Futuribles". In effetti, da un lato, queste trasformano progressivamente (ma in modo sempre più rapido) le modalità di comunicazione nelle nostre società, con la conseguenza che tutti ,a più o meno breve termine, devono adattarsi, come è successo con la diffusione del telefono oppure della televisione ; dall’altro, le nuove tecnologie offrono nuovi mezzi di accesso alle conoscenze. La scuola non può ignorare questa situazione e fare finta di nulla, come se il mondo nel quale essa si trova non fosse cambiato, con l’argomento che il compito della scuola è quello di inculcare principi fondamentali immutabili nel tempo, universali e validi ovunque. La scuola ha anche questa funzione, ma non solo questa. Non è affatto un caso se la cultura digitale oggigiorno penetra da tutte le parti nella scuola. Poco per volta, i freni e le reticenze (in particolare quelle del personale che si sente talora superato dagli eventi) si attenuano. Questo fenomeno è davvero inarrestabile. La scuola non potrà addomesticare le nuove tecnologie. O le adotta e si adegua, oppure ne sarà travolta. La cultura tecnologica è diventata essenziale per il futuro professionale degli studenti i quali non potranno più farne a meno. Del resto, i problemi non provengono dagli studenti i quali, indipendentemente dalla loro età, hanno perfettamente integrato nei loro modi di fare e di dire i nuovi paradigmi che nascono nell’universo delle ICT, quanto piuttosto dal personale scolastico che deve ancora essere in parte convinto dei vantaggi che possono derivare sul piano professionale da questi nuovi strumenti d’apprendimento, più collaborativi e più dinamici di tutti quelli del passato. I sistemi scolastici non possono sopprimere il fossato esistente tra gli studenti aventi un facile accesso alle nuove tecnologie e quelli che invece sono privi di questa opportunità, ma ha invece un altro ruolo, ossia quello di evitare l’accentuazione di questo divario facendo in modo di permettere a tutti di acquisire le competenze di base richieste per servirsi in modo appropriato di questi nuovi strumenti.