Tre ricercatori francesi smentiscono le statistiche scolastiche ufficiali francesi, "politicamente corrette" , nonché il discorso pedagogico sull’assenza di discriminazioni etniche all’interno del sistema scolastico.

Version imprimable de cet article Version imprimable

La segregazione scolastica in Francia/Ségrégation scolaire en France

Questo libro è il frutto di una ricerca scientifica sulla scelta della scuola da parte delle famiglie condotta nell’ "Académie" di Bordeaux. Una "Académie" in Francia è una circoscrizione scolastica che è pressapoco equivalente ad una provincia italiana. La ricerca ha analizzato 333 scuole medie della regione di Bordeaux frequentate da 144 000 studenti. In Francia le famiglie non hanno per il momento la libertà di scelta della scuola ed i bacini di utenza non sono stati smantellati. Nonostante questa situazione, all’interno del sistema scolastico si organizzano o si sviluppano (questo è un lato da chiarire), scuole ghetto, nelle quali si concentrano i figli di immigrati.

L’apartheid scolaire. Enquête sur la ségrégation ethnique dans les collèges. Paris, Ed. le Seuil, 2005 (235 p.). Un’edizione tascabile è stata pubblicata quest’autunno dalla stessa casa editrice.

Gli autori :

Georges Felouzis,  [1] Françoise Liot, [2], Joëlle Perroton, [3]

Il volume è il frutto di una ricerca condotta nella regione di Bordeaux nel 2000 i cui risultati sono stati pubblicati nel 2005. Non si tratta quindi di una indagine recentissima ma ciò non toglie che essa meriti una segnalazione nell’ambito delle analisi sulla discriminazione scolastica, l’uguaglianza di trattamento, la segregazione nelle scuole, gli effetti della libertà di scelta dell’istituto scolastico. Questi temi sono trattati in altri articoli di questo sito.

In Francia le statistiche scolastiche non permettono di distinguere gli studenti in funzione della loro origine oppure della loro appartenenza etnica, come invece lo si può fare negli Stati Uniti, in Inghilterra od in Svizzera, dove, per esempio, le statistiche scolastiche insistono in modo ossessivo sulla nazionalità e l’origine degli studenti. In Francia, per la statistica scolastica tutti gli allievi sono uguali, sono tutti cittadini che fruiscono degli stessi dirittti. La statistica scolastica francese è logicamente il riflesso di una politica che aspira a trattare tutti i cittadini in modo uguale, senza distinzioni di razza o di colore.

Per altro, come è stato spiegato nell’articolo sui bacini di utenza, in Francia l’iscrizione ad una scuola media è condizionata dall’indirizzo civico : le famiglie non sono libere di inviare i figli nella scuola che preferiscono ma li devono mandare in quella del circondario in cui abitano. Questa regola presuppone che tutte le scuole siano di uguale qualità. Evidentemente si tratta di una mistificazione e le famiglie lo sanno benissimo, per cui mettono in atto strategie multiple per evitare nella misura del possibile di inviare i figli nella scuola che è loro imposta se questa scuola non gode di buona fama. Ciò succede soprattutto a Parigi e nella sua periferia. Non tutte le famiglie possono permettersi di cercare l’espediente che funziona per evitare la scuola che non piace, ma è un errore ritenere che solo le famiglie agiate o colte chiedano ed ottengano deroghe alla regola dell’iscrizione nella scuola del quartiere in cui si vive. Uno dei risultati interessanti di questa ricerca è appunto quello nel quale si dimostra che questa strategia è diffusa in tutti i ceti sociali, pressapoco nella stessa proporzione.

La ricerca per altro mette in evidenza come si costituiscono veri e propri ghetti scolastici all’interno di un sistema che pretende trattare tutti gli studenti senza discriminazioni di sorta. Gli autori dell’indagine imputano questo fenomeno alla società, alle famiglie, alla politica dell’edilizia, all’urbanistica, ossia a fattori esogeni contro i quali la scuola non riesce a difendersi. In un certo senso la scuola sarebbe innocente e pura e non farebbe altro che subire le pressioni ambientali. Questa analisi che è ben ribadita dall’autore principale della ricerca, Georges Felouzis, nell’intervista che qui riportiamo, scagiona pressoché le scuole di qualsiasi responsabilità, il che non è confermato da altre indagini, specialmente da quelle sugli effetti della libertà di scelta della scuola condotte nei sistemi scolastici che hanno allentato od eliminato i bacini di utenza delle scuole. Da queste indagini risulta che le scuole non sono proprio del tutto indenni da colpe, soprattutto laddove si è instaurata la competizione tra scuole per migliorare i risultati scolastici.

Questa ricerca tratta un tema che è raramente affrontato in Italia dove i bacini di utenza degli istituti scolastici sono scomparsi da una decina d’ anni senza che nessuno ne abbia misurato gli effetti dal punto di vista della segregazione sociale degli alunni, della distribuzione tra scuole degli alunni allogeni, dello sviluppo di scuole specializzate nell’accoglienza di studenti dell’immigrazione e di scuole evitate come la peste dagli autoctoni. Nella regione di Bordeaux la proporzione di studenti di origine straniera nella scuola media è bassa rispetto al resto della Francia (3,1% rispetto ad una media nazionale del 5,1%). Nonostante ciò la discriminazione scolastica è elevata. Il 10% delle scuole medie scolarizzano un quarto degli studenti allogeni (il 26%) mentre ci sono scuole medie nelle quali gli studenti allogeni sono pressoché assenti. [4] Se si prendono in considerazione gli studenti dell’Africa del Nord (Tunisia, Algeria e Marocco), quelli dell’Africa Nera e quelli Turchi, la concentrazione aumenta : il 10% delle scuole medie scolarizza non più un quarto di questo gruppo bensì il 40%, mentre la media di questi studenti nella popolazione scolastica è solo del 4,7%. Molte scuole medie non accolgono studenti di questo gruppo mentre il 10% delle scuole ne accolgono 8 volte di più della media dell’ "Académie". Se si volesse ottenere una ripartizione uguale di questi studenti tra tutte le scuole medie, quasi tutti gli studenti di questa categoria dovrebbero cambiare scuola [5].

Fenomeni di questa ampiezza non si realizzano senza il concorso di una parte dei responsabili scolastici. Infatti, il capitolo dedicato ai capi d’istituto (ossia ai presidi e ai dirigenti scolastici) descrive le strategie che i presidi adottano di fronte alla segregazione rampante ed alle trasformazioni che subisce la popolazione della scuola.

Questa ricerca è di grande interesse anche dal punto di vista metodologico ed è anche per questa ragione che la si segnala.

**********************************************************

Interview de Georges Felouzis par François Jarraud, Café pédagogique

Georges Felouzis : Pour casser les ghettos il faut rendre plus attractifs les établissements

C’est en étudiant les collèges aquitains que Georges Felouzis a mis en évidence la ségrégation ethnique qui frappe l’école républicaine. Déjà mis à mal dans d’autres domaines, l’idéal républicain d’une école où chacun aurait sa chance en est sérieusement écorné. Quels mécanismes expliquent cette ségrégation ? Comment y remédier et assurer une école pour tous ?

FJ- Vos travaux ont levé un tabou en mettant en évidence l’importance de la ségrégation ethnique à l’école en France. Par exemple, dans l’académie de Bordeaux, 10% des établissements scolarisent un quart des élèves étrangers. Cette ségrégation est-elle raciste ? Touche-t-elle tous les étrangers ou certaines ethnies plus particulièrement ?

GF- On ne peut pas parler de xénophobie ou de racisme. Mais on observe en effet de la ségrégation au collège et certaines origines en sont plus victimes que d’autres : c’est plus net pour les personnes originaires du Maghreb, d’Afrique noire ou de Turquie. Peut-on parler de discrimination ? Oui et non. Oui car cela crée une situation sociale qui produit une identification de l’individu sur une base ethnique qu’il soit allochtone ou autochtone. Dans les collèges, on observe que ça incite à produire des identités centrées sur l’ethnicisation. Ca peut produire une lecture de la société en terme de relations raciales.

Mais ce n’est pas le fruit du racisme. C’est diffus : la cause principale en est la ségrégation urbaine. Ces collèges recrutent dans des zones caractérisées ethniquement. Il faut être clair : ce n’est pas parce qu’il y a du racisme à l’école qu’il y a ségrégation mais parce que des mécanismes sociaux entraînent mécaniquement le rejet de l’autre. Par exemple les familles sont rarement racistes. Mais elles craignent la violence pour leurs enfants. Elles veulent un bon niveau. Et donc elles ont des stratégies de contournement de certains établissements. C’est cette situation qui crée le racisme car elle impulse des identifications.

FJ- L’effacement de l’Etat, à travers la crise de l’école, ne légitime-t-il pas ces comportements ?

GF- Plus que l’Etat, ce sont surtout les politiques locales qui sont en cause. Par exemple la gestion académique des dérogations. Certains établissements recrutent la moitié de leurs élèves hors secteur. L’inspection académique choisit souvent de continuer ce fonctionnement et de les alimenter en élèves. A d’autres endroits les dérogations sont plus difficiles. Cela pose un problème d’égalité entre les familles. Celles qui sont les plus attachées à la carte scolaire sont bien sur celles qui sont sur le territoire des lycées bourgeois et où la carte scolaire [6] est perçue comme une protection. Les autres sont dans une situation différente : enfermées dans un quartier avec une stratégie scolaire plus difficile. La gestion de ces dérogations pose des problèmes plus complexes que le racisme. Ce sont des problèmes qui ne peuvent se régler que localement. Or à ce niveau il y a rarement coordination. L’inspection académique gère les dérogations sans concertation avec le conseil général.

FJ- Cela pose la question de la décentralisation et de son refus

GF- Disons qu’on délocalise, on ne décentralise pas. Or tout ne peut pas être résolu au niveau du seul établissement. Davantage peut être fait avec les partenaires locaux.

FJ- Mais alors que faire si cette voie là est barrée ? Du « busing » comme aux Etats-Unis ? Reconnaître officiellement les ethnies à l’école et veiller à l’équité de leurs résultats , comme dans les pays anglo-saxons ? Renforcer la carte scolaire ?

GF- Les politiques scolaires étrangères ne sont pas directement importables. En France on a un modèle social fort. Plutôt que le changer, il faut voir ce qui ne marche pas et tenter de régler le problème. Quand on a mis en oeuvre des politiques de discrimination positive, on ne les a jamais appliqué à des individus mais à des zones géographiques, comme les ZEP. C’est un bon principe. Il me semble qu’il y aurait aussi beaucoup à faire sur les établissements. Pour casser les ghettos il faut rendre plus attractifs les établissements en concentrant sur eux les efforts de l’Etat et des collectivités territoriales. On peut renforcer les équipes pédagogiques, l’encadrement, mettre en place de l’aide aux devoirs etc. Toutes les pistes n’ont pas été explorées en ce domaine. Quant à la carte scolaire, il faut la garder car elle limite la ségrégation, même si elle est en contradiction avec les valeurs de la société. Partout notre société demande aux gens de choisir, sauf en ce qui concerne l’école. On comprend que les familles aient du mal à accepter cette situation alors que les enjeux sont importants. Actuellement les stratégies de contournement de la carte scolaire, qui sont très anciennes, se démocratisent et finissent par concerner même les familles des classes populaires. C’est cette massification qui pose problème.

FJ- Certaines postures pédagogiques renforcent-elles la ségrégation ?

GF- Non, je ne crois pas que les attentes des enseignants produisent de la ségrégation. Mais les politiques des établissements construisent souvent des filières d’excellence qui sont centrées sur des critères scolaires mais qui de fait renforcent la ségrégation. Ce ne sont pas les enseignants mais les politiques d’établissement qui produisent de la ségrégation.

FJ- Dans cette perspective, faut-il maintenir le collège unique ?

GF- Je le souhaite. Sa remise en question renforcerait les inégalités. Il vaut mieux reconnaître ses problèmes et mettre en oeuvre des politiques limitant les inégalités.

FJ- La loi sur le voile risque-t-elle de renforcer ces inégalités ?

GF- Le rapport de la commission est un bon rapport. Il recherche l’équilibre entre la laïcité et la réalité d’une société multi-confessionnelle. La loi n’a finalement retenu qu’une proposition. Il faudrait reconnaître plus globalement la religion musulmane. Ce qui produit les problèmes liés au voile, c’est la situation de ségrégation plus que la religion elle-même. La question ne se pose d’ailleurs que dans les collège les plus discriminés. Ca doit questionner le système scolaire français. En refusant de voir les différences culturelles, il les renforce. Cette loi aurait pu faire un geste vers les musulmans. J’espère qu’elle a trouvé un juste milieu.

FJ- Les enseignants vous semblent-ils préparés à ces publics différents ?

GF- Les enseignants font partie des classes moyennes. A quelques exceptions près, les établissements difficiles sont moins demandés et reçoivent donc les enseignants les moins expérimentés. Ca questionne sur les modes d’affectation et le rôle des syndicats. Un autre problème est posé par la formation des enseignants qui reste plus académique que pédagogique. Ce serait bien que l’accompagnement des enseignants durant les premières années soit plus concret.

[1] Professeur ordinaire, nommé le 29 août 2007, à la Faculté de psychologie et des sciences de l’éducation de l’Université de Genève.

Domaines : Analyse et évaluation des effets des systèmes d’enseignement

Titulaire d’un doctorat et d’une habilitation à diriger des recherches en sociologie, Georges Felouzis, né en 1960, est depuis 1998 professeur à l’Université de Bordeaux 2 où il dirige le Laboratoire d’analyse des problèmes sociaux et de l’action collective (LAPSAC) et le Réseau d’étude sur l’enseignement supérieur (RESUP). Auteur de recherches sur l’évaluation du système d’enseignement et des politiques scolaires et sur les effets enseignants (ou l’efficacité des enseignants) et effets d’établissement, Monsieur Felouzis s’intéresse également à l’évolution de l’enseignement supérieur. Sur cet objet, ses travaux portent notamment sur les délocalisations universitaires, les parcours d’étudiants, les effets d’établissement à l’université et les stratégies étudiantes à l’université.

[2] Sociologue et maître de conférence à l’IUT de l’Université de Bordeaux-3

[3] Maître de conférence en sociologie, Université de Bordeaux-2

[4] Gli studenti allogeni nelle scuole medie dell’"Académie" di Bordeaux sono il 7,1% della popolazione scolastica delle scuole medie.

[5] L’89%

[6] ndr. : il bacino d’utenza

Les documents de l'article

La_segregation_ethnique_au_college.pdf