Il programma canadese "Early Years Evaluation (EYE)" è destinato a aiutare gli insegnanti a valutare le competenze dei bambini piccoli dai tre ai sei anni che frequentano le scuole materne oppure le molteplici forme di educazione prescolastica. Il programma è un test somministrato individualmente a ogni bambino che mira a valutare il livello dello sviluppo fisico,mentale, sociale e emotivo . Il test contempla quattro componenti dello sviluppo dell’infanzia scelti in modo arbitrario dai valutatori sulla base di un unico criterio, ossia quello della familiarità con la "literacy" che è diventato il perno della maggioranza dei test somministrati nelle scuole. I risultati del test forniscono agli insegnanti che lavorano nell’educazione prescolastica informazioni sui punti di forza e sui punti deboli dello sviluppo di ogni bambino per passare senza traumi dall’educazione prescolastica alla scuola primaria.

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A cosa serve l’educazione prescolastica?

Che cosa significa valutare i bambini dai tre ai sei anni? Questo è la domanda di fondo alla quale occorre rispondere. Per quale ragione si valutano? Cosa si vuole ottenere con queste operazioni? La voga della valutazione dilaga: si inizia a valutare sempre più presto e si continua a farlo sempre più tardi, ormai anche all’università. Il campo della valutazione si allarga a dismisura, diventa un settore d’impiego rilevante anche perché molti problemi metodologici non sono stati ancora risolti in modo conveniente. Inoltre nuovi problemi insorgono quando si valutano i piccolini oppure gli adulti. La valutazione trascina seco una catena di questioni irrisolte ma va avanti perché i suoi scopi sono molteplici e non sono solo educativi.

La valutazione dell’educazione prescolastica e nell’educazione prescolastica

 

L’educazione prescolastica è diventata un polo d’attrazione nella politica scolastica in questi ultimissimi anni per due ragioni principali:

  • la prima , di natura sociale, è connessa alla necessità di offrire un servizio pubblico che offra condizioni ottimali di sviluppo ai bambini in bassa età per permettere alle madri di non interrompere l’attività professionalità al di fuori dell’economia domestica, di proseguire cioè senza soluzione di continuità una carriera professionale associata alla maternità;
  • la seconda, di natura pedagogica, consiste a preparare i bambini a diventare allievi, a andare a scuola e ad acquisire le competenze che determinano la carriera scolastica. In questo ordine di idee si collocano le iniziative che proclamano la necessità di sviluppare l’educazione prescolastica per acquisire le abilità e i comportamenti che faciliteranno la scolarizzazione, come per esempio lo stare seduti tranquilli al proprio posto oppure l’acquisizione dei meccanismi che permettono l’apprendimento della lettura, nel caso di bambini che inizino la scuola senza sapere né leggere né scrivere.

La metamorfosi del bambino in allievo: un’operazione al servizio dello stato e dei docenti mascherata con argomenti pedagogici

L’uso dei risultati dell’indagine PISA dell’OCSE sulla comprensione della lettura nel 2000 ha offerto in diversi Paesi una dimostrazione di deviazione e perversione di politica scolastica della valutazione. I responsabili di svariati sistemi scolastici hanno infatti ritenuto che i pessimi risultati dei quindicenni nella comprensione dei testi scritti avrebbero potuto essere migliorati in futuro con un’iniziazione precoce alla lettura, da avviare se possibile già nel corso dell’educazione prescolastica, ossia prima di frequentare la scuola. Quindi non incomberebbe più alla scuola cambiare rotta in materia di lettura ma spetterebbe ai bambini apprendere al più presto a leggere. In questo modo si trasferisce il problema da un livello scolastico a un altro che è ancora in cantiere in molti sistemi scolastici. Questa è senz’altro la via migliore per guadagnare il sostegno politico delle organizzazioni che si occupano del personale scolastico e acquisire la pace sociale nel mondo della scuola.

Molto più pervicace, da quest’ultimo punto di vista, è però la convinzione diffusa che la prescolarizzazione generalizzata e se possibile obbligatoria è la via maestra per conseguire risultati migliori a scuola, per apprendere meglio le discipline scolastiche. In altri termini, il profitto scolastico migliorerebbe non cambiando la scuola ma anticipandola e rendendo obbligatoria l’educazione prescolastica.

L’occasione per affrontare questa questione è offerta dalla pubblicazione nel numero monografico della rivista Education Canada dedicato al tema "Innovation: Challenging the Status Quo"(no.5,2009), di un articolo di Douglas Willms , professore e direttore del CRISP all’Università del New Brunswick (UNB), Canada, intitolato “Pre-schoolers Benefit from New Skills Assessments” 

 

La Canadian Education Association è un’associazione federale bilingue fondata nel 1891, senza scopi di lucro. Pubblica cinque volte all’anno la rivista Education Canada . Nel numero 5(2009) è presente una raccolta di saggi che hanno in comune la sfida allo statu quo in educazione: cosa cambiare e come quando si é di fronte a situazioni che sembrano totalmente bloccate e immodificabili? In questi casi occorre ripensare integralmente il problema, fare prova di creatività, inventare nuovi approcci, rimettere in discussione concetti convenzionali, non avere paura di uscire dagli schemi codificati. Nell’ambito di queste riflessioni si colloca l’articolo di Willms.

 

Il caso canadese

Non ci sono per ora correlazioni certe tra l’età e lo sviluppo di determinate competenze. Certi bambini riescono a svolgere determinati compiti come quello di allacciare da soli le stringhe delle scarpe a tre anni e altri invece a otto anni. Questo è il problema da risolvere nella costruzione di test di questo tipo. Willms e collaboratori hanno esaminato per cinque anni centinaia di competenze che i ricercatori e gli insegnanti ritengono siano un ingrediente importante per riuscire a scuola e hanno raccolto una miniera di dati sulle abilità di migliaia di bambini a svolgere compiti connessi a queste competenze. La ricerca è stata finanziata dalla Banca Mondiale e dal servizio "Human Resources and Skills Development Canada". Quindi dietro indagini di questo tipo ci sono corazzate della ricerca scientifica senza le quali è inimmaginabile concepire i finanziamenti necessari per questo tipo di indagini.

Doug Willms descrive il programma di valutazione dello sviluppo delle competenze e abilità di bambini in età prescolastica dai 3 ai 6 anni. Il programma è suddiviso in due componenti, tra loro complementari:

  1. Early Years Evaluation-Direct Assessment (EYE-DA), e
  2. Early Years Evaluation-Teachers Assessment (EYE-TA)

Il test EYE-DA comporta quattro settori:

  1. La consapevolezza di sé nonché dell’ambente in cui si vive;
  2. Le competenze conoscitive (per esempio: risolvere problemi, riconoscere le forme, capire semplici operazioni matematiche);
  3. Il linguaggio e la capacità ad esprimersi e a comunicare (per esempio:il vocabolario conosciuto dai bambini, la connessione tra lettere e suoni, l’interesse per i testi scritti);
  4. La motricità globale e quella specifica (per esempio: tenere in mano una matita).

Per ognuno di questi campi si sono reperite 12 competenze. In totale dunque il test misura 48 competenze.

Per Willms, la caratteristica principale di questi due strumenti risiede nel fatto che sono imperniati sulle competenze che si suppone permettano ai bambini di trarre il migliore profitto dalla scolarizzazione [1]. I due strumenti sono fondamentalmente diversi dalle scale comunemente usate dagli insegnanti per valutare la maturità dei bambini, che sono scale relative costruite in funzione delle prestazioni degli altri bambini e non di quanto ci aspetterebbe da loro quando saranno scolarizzati.

Il test è individuale. Un valutatore, in genere una persona esperta nell’educazione prescolastica, come per esempio lo possono essere insegnanti in pensione, esaminano uno alla volta i bambini per una durata di mezz’ora circa. Le informazioni raccolte sono trasmesse ai genitori e agli insegnanti o agli educatori dei bambini per aiutarli a impostare una transizione senza traumi verso la scuola dell’obbligo. Il test EYE-DA è stato ufficialmente adottato del Dipartimento dell’educazione della provincia canadese del New Brunswick Department.

Il punteggio assegnato ai bambini è calibrato in funzione della loro età, il che permette di stabilire soglie minime di competenze o abilità e dunque di reperire i "bambini che incontrano alcune difficoltà" e i "bambini con difficoltà significative". Dopo ogni valutazione i dati sono immediatamente trasmessi a una interfaccia WEB. Pochi secondi dopo i valutatori ricevono un rapporto di analisi dei risultati, prodotto in modo automatico, nonché una lettera standard per i genitori.

Il test EYE-TA è complementare al EYE-DA. EYE-TA è uno strumento somministrato agli insegnanti. Comprende gli stessi campi presi in considerazione nel test EYE-DA ma in aggiunta include domande sulla socializzazione dei bambini, sul comportamento e sulle strategie di apprendimento. Anche questo strumento è somministrato on-line e i punteggi sono calcolati in modo automatizzato. A differenza del test EYE-DA per i bambini, questo test non è calibrato in funzione delle età ma degli standard che si presuppone siano necessari per essere scolarizzati nella prima classe dell’insegnamento primario. Entro pochi secondi, gli insegnanti ricevono i risultati della loro classe nonché i rapporti individuali per ogni bambino che serviranno come base per i colloqui con i genitori.

Questa valutazione mira dunque a fornire agli insegnanti dell’educazione prescolastica un’informazione precisa e dettagliata sulla crescita e lo sviluppo dei bambini in modo da predisporre gli interventi che si impongono nel caso di lacune rispetto alle aspettative e agli standard in vigore nella scuola primaria. Questi strumenti però riducono l’educazione prescolastica a una forma precoce di scolarizzazione, ribaltando quindi completamente la tradizione dell’educazione prescolastica. Il modello di valutazione messo a punto da Willms e collaboratori nel New Brunswick presuppone un tipo di educazione prescolastica di nuovo genere che non è accettato ovunque, che non va da sé, ma che probabilmente si imporrà nei prossimi anni se il modello di scolarizzazione resterà quel che è oggigiorno.

 

L’indagine del governo federale americano

Anche negli Stati Uniti lo sviluppo dell’educazione prescolastica è una questione estremamente politica, dibattuta da parecchi decenni, ossia da circa quarant’anni, ossia da quando fu lanciato il celeberrimo programma federale Head Start , tuttora in corso, nell’ambito della guerra contro la povertà decretata dal presidente Lyndon Johnson.

L’educazione prescolastica è un argomento strumentalizzato al massimo negli Stati Uniti: da un lato ci sono i conservatori che si oppongono a qualsiasi programma che si ingerisca nella vita privata, che restringa la libertà delle famiglie; dall’altro ci sono i progressisti che considerano l’educazione prescolastica un servizio cruciale nella lotta contro la povertà, sia perché per un verso questo servizio aiuta le famiglie disagiate nell’educazione dei figli e garantisce una crescita sana e stimolante a bambini che sarebbero altrimenti condannati a vivere nella misera o in uno stato di deprivazione , sia perché dall’altro, con una buona educazione prescolastica si creano le condizioni per una buona scolarizzazione, che a sua volta sarebbe l’investimento migliore contro la disoccupazione e per riuscire qualsiasi carriera professionale.

I tentativi per soffocare il programma federale Head Start sono stati numerosissimi e sono finora tutti falliti, ma le molteplici indagini valutative del programma, come il progetto "Head Start Evaluation Design" pilotato tra l’altro da una delle personalità più famose nel settore dell’educazione prescolastica negli Stati Uniti, il professor Sheldon White di Harvard, non sono riuscite a attenuare l’opposizione contro qualsiasi programma federale mirante a generalizzare negli Stati Uniti l’educazione prescolastica.

E’ nell’ambito di questo conflitto tuttora aperto che si colloca l’indagine condotta dal National Center for Education Statistics , Early Childhood Longitudinal Program (ECLS). Questo programma mira a raccogliere informazioni dettagliate per i decisori politici, i ricercatori, i pedagogisti, gli educatori e gli insegnanti dell’educazione prescolastica , i genitori sulle esperienze dei bambini nei primi anni di vita. Si tratta insomma di un programma ad ampio respiro che aspira a conoscere meglio il mondo dell’infanzia e che dovrebbe permettere di costituire la base di conoscenze necessaria per scegliere gli interventi appropriati per aiutare la crescita e lo sviluppo nei primi anni di vita. 

Il programma è composto tra tre indagini longitudinali [2] che seguono per diversi anni tre campioni diversi di bambini, con strumenti d’indagine composti di test e questionari per insegnanti e genitori. Le tre indag9ni sono le seguenti:

La prima indagine fu lanciata nel 1998 ed è nota come "Kindergarten Class of 1998-99" (acronimo: ECLS-K). Il campione esaminato comprendevai bambini che avevano frequentato l’ultimo anno della scuola materna nel 1998-1999. L’ampiezza del campione comprendeva circa 20 000 bambini che sono poi stati seguiti fino alla fine della scuola media (2007). Il test sulle abilità e competenze dei bambini piccoli, prima della scolarizzazione, è uno strumento raffinato, impostato come quello sviluppato da Willms e collaboratori in Canada;

 

La seconda indagine (Birth Cohort - ECLS-B) è composta di un campione di 14 000 bambini nati nel 2001. Il programma di valutazione va dalla nascita (più esattamente dall’età di 9 mesi) fino all’inizio della scuola nell’autunno 2006 (ma si sono ripescati anche i bambini che nel 2007 erano rimasti nei giardini d’infanzia o nelle scuole materne). L’indagine longitudinale si volge in quattro tempi: a 9 mesi, con un’intervista fatta in casa alla madre o alla persona che si occupa del bambino, a 2 anni (2002-2004), anche qui a casa, a 4 anni, pure in casa, perché negli Stati Uniti la maggioranza dei bambini non frequenta nessuna scuola materna poiché queste non ci sono e infine alla scuola materna o nel giardino d’infanzia (2005-2006), che negli Stati Uniti sono frequentate da quasi tutti i bambini di cinque anni, l’anno immediatamente precedente l’inizio della scolarizzazione.

 

Infine, la terza indagine tuttora in corso, detta "Kindergarten Class of 2010-11" (acronimo: ECLS-K:2011)  è uno studio longitudinale che va dall’ultimo anno della scuola materna fino alla quinta elementare, impostato per capire come un ampio ventaglio di fattori familiari, scolastici, comunitari, individuali interagiscono tra loro e incidono sul profitto scolastico o sugli apprendimenti scolastici. L’indagine comprende strumenti (ossia questionari) per i genitori, le scuole, gli insegnanti, i dirigenti.

 

Questa serie di tre indagini longitudinali si prefigge dunque di comprendere come si diventa maturi per andare a scuola (nelle scuole così come sono oggi), come si acquisiscono i comportamenti necessari per stare a scuola con profitto e per apprendere, come si svolge la metamorfosi da bambino a allievo, nonché di identificare i fattori che facilitano la transizione dall’infanzia alla scuola e che permettono di riuscire a scuola. Le tre indagini sono state concepite in modo da essere tra loro comparabili.

 

Anche in questo caso l’obiettivo è di dimostrare che l’educazione prescolastica è un programma necessario per seguire la scuola con profitto. Poiché le valutazioni anteriori dei programmi di educazione prescolastica in auge negli Stati Uniti non sono riuscite a convincere i responsabili politici della necessità e della bontà dell’educazione prescolastica (questa è costosa), i militanti americani della causa dell’educazione prescolastica hanno convinto l’autorità federale a finanziare uno studio su vasta scala come questo con la speranza di raccogliere prove a sufficienza della bontà dell’educazione prescolastica dal punto di vista della scolarizzazione.

 

Non è affatto detto che questa strategia riesca. Infatti Steven D. Levitt e Stephen J. Dubner, autori del celebre studio Freakonomics,(Il calcolo dell’incalcolabile, tradotto in italiano) concludono sulla base dei dati forniti dall’indagine federale ECLS testé descritta che la partecipazione al programma Head Start non ha nessun effetto duraturo sul profitto scolastico nei primi anni di scuola. Levitt, uno degli autori di Freakonomics, e Fryer giungono alla stessa conclusione in un articolo scritto nel 2004 [3].

 

L’indagine internazionale dell’IEA sull’educazione prescolastica

 

Tra il 1986 e il 2003 l’IEA ha svolto una specie di indagine longitudinale sull’educazione prescolastica sotto la pressione degli Stati Uniti. I mlitanti dell’educazione prescolastica negli USA hanno messo in moto l’artiglieria pesante delle organizzazioni internazionali per giungere a dimostrare in modo inconfutabile che l’educazione prescolastica fosse utile sia per la scolarizzazione che per la socializzazione. Il confronto con altri paesi avrebbe dovuto mettere in evidenza il ritardo americano, avrebbe permesso di denunciare l’ottusità della classe politica americana che pervicacemente rifiuta qualsiasi programma federale di estensione dell’educazione prescolastica e avrebbe infine consentito di dimostrare i benefici dell’educazione prescolastica con dati provenienti da diversi sistemi scolastici ma trattati in modo comparato. La valutazione internazionale che si avvale della comparabilità può essere uno strumento politico efficace se si utilizza abilmente, come è il caso di PISA.

 

L’IEA non è riuscita nell’intento. I risultati comparati sono stati piuttosto magri e deludenti, generici. Nulla di trascendentale, che permettesse di convincere una classe politica ostile a qualsiasi intervento nella sfera privata della vita familiare e contraria allo sviluppo dei servizi prescolastici, notoriamente costosi e esigenti in termini di personale. Il progetto dell’IEA sull’educazione prescolastica è rimasto un piccolo progetto al quale hanno partecipato nella fase di maggiore spicco una quindicina di paesi. L’indagine si è svolta in tre fasi ma come si può immaginare non è affatto facile condurre un’indagine internazionale comparata longitudinale, ossia che si prolunghi su più anni, per verificare gli effetti a corta, media e lunga scadenza di programmi educativi. L’IEA non aveva le risorse sufficienti per un’impresa del genere. Anche in questo caso l’obiettivo era sempre lo stesso: dimostrare che l’educazione prescolastica ha un effetto positivo sulla scolarizzazione, dopo un anno , dopo due, tre o dieci anni. In altri termini si vuole dimostrare che la metamorfosi del bambino in allievo riesce se preparata dall’educazione prescolastica.

Stranamente, l’Italia ha partecipato a tutte le tre fasi dell’indagine IEA che si è estesa sull’arco di 17 anni, ma non si conoscono analisi dettagliate comparate dei risultati italiani. Questi sono reperibili nelle pubblicazioni internazionali. [4]

 

L’indagine dell’IEA è stata fortemente influenzata da David Weikard della High/Scope Educational Research Foundation, a Ypsilanti nel Michigan. Weikard , molto motivato dall’insuccesso scolastico dei bambini afroamericani e dei ceti poveri, realizzò agli inizi degli anni Sessanta la prima scuola materna del Michigan per bambini dai 3 ai 4 anni, riservata ai figli delle minoranze afroamericane. Per convincere la classe politica Weikard trasformò l’esperienza in un progetto di ricerca scientifica, noto come Perry Preschool Project (1962), poiché Perry era la scuola elementare nella quale fu insediata la scuola materna. Weikard cercò sul piano internazionale le prove che confermassero la validità dei risultati conseguiti nella scuola materna di Perry e trovò un interlocutore accogliente nell’IEA che in quegli stessi anni (1986) era in crisi di progetti ed era oggetto di aspre critiche.

 

 Perplessità ginevrine

 A Ginevra, pressoché il 90% dei bambini di 4 e 5 anni frequenta un’istituzione prescolastica statale. Questa situazione ha indotto le autorità a considerare di proporre l’anticipo a 4 anni dell’inizio della scolarità obbligatoria che ora inizia a 6 anni. Il problema ginevrino non è quello degli Stati Uniti né quello del Canada, ma piuttosto quello della Francia, del Belgio o dell’Italia. Cosa fare con un servizio statale come la scuola materna che accoglie quasi la totalità di una fascia d’età senza però essere obbligatorio? Quale deve essere i profilo dell’educazione prescolastica? Simile a quello di un’istituzione sociale oppure a una scuola? Ovunque, in questi casi, si ondeggia tra queste due ipotesi ma l’educazione prescolastica è diventata, in questi ultimi anni, piuttosto una pre-scuola invece di restare un giardino d’infanzia [5] . Nondimeno, anche a Ginevra, come del resto in Francia e nel Belgio, forse meno in Italia, si parla di valutazione dei piccoli e di valutazione dell’efficacia dell’educazione prescolastica. Né a Ginevra né altrove in Europa, tranne in Germania e in Inghilterra, ci sono indagini longitudinali simili a quelle americane, ma la questione dell’efficacia scolastica dell’educazione prescolastica e dei curricoli prescolastici è sul tappeto.

A Ginevra, il Servizio di ricerca sull’istruzione [6] ha condotto molteplici studi e analisi sulle competenze dei bambini alla vigilia della scolarizzazione e sulle rappresentazioni del loro lavoro da parte degli insegnanti attivi nell’educazione prescolastica. Queste indagini svolte secondo una metodologia diversa da quella adottata da Willms o dall’ECLS americano mettono in evidenza la complessità delle operazioni di valutazione a questa età ed esprimono in genere una forte reticenza nei confronti della valutazione delle abilità e delle competenze conoscitive nei bambini in età prescolastica. Citiamo a questo riguardo l’indagine "Le conoscenze dei bambini all’inizio della scolarizzazione" e lo studio recente "Représentations des pratiques éducatives chez les professionnel-le-s de la petite enfance".

Inoltre lo SRED ha organizzato nel settembre 2003, nell’ambito della serie di seminari dedicati ai costruttivismi, un seminario internazionale dedicato all’educazione prescolastica, intitolato " Scolarizzare l’infanzia?" nel quale si affrontano di petto i problemi accennati in questo articolo. Nei due volumi che raccolgono gli interventi al seminario, molti contributi formulano e giustificano reticenze e perplessità di fronte ai tentativi di valutare non tanto il funzionamento dell’educazione prescolastica quanto le competenze dei bambini e il livello della loro preparazione alla scolarizzazione. [7]. Questa partita sembra ormai irrimediabilmente persa, almeno fin quando ci sarà una scolaruzzazione del tipo di quella in auge finora con programmi ben definiti e scadenze da rispettare secondo calendari prestabiliti.

I ricercatori ginevrini tentano di identificare le condizioni più favorevoli allo sviluppo della locuzione, del vocabolario,della comunicazione e delle capacità conoscitive nei bambini in età prescolastica, dai 3 ai 5 anni. Qui non si tratta più di identificare le competenze chiave della scolarizzazione ma di reperire come si formano talune competenze richieste dai programmi scolastici in vigore. Si può sempre supporre che presto o tardi questi programmi saranno modificati. Gli insegnanti ginevrini in genere sono ostili alle operazioni che pretendono di accelerare la metamorfosi dei bambini in allievi perché temono le pressioni che trasformano in allievi i bambini di 3 o 4 anni. Nelle istituzioni prescolastiche ginevrine si privilegia la componente sociale a scapito della componente cognitiva dello sviluppo. Pe questa ragione i test sono visti con molto sospetto perché sarebbero troppo orientati nel senso della cognizione. Come lo sottolineano i ricercatori dello SRED occorre però non sottovalutare il piacere e la voglia dei bambini ad imparare, la loro curiosità innata. Per non cadere da un estremo all’altro varrebbe quindi la pena studiare con attenzione i test sviluppati da Willms e consoci in Canada.

[1] ndr.: così come è concepita oggigiorno

[2] Diversi articoli in questo sito trattano delle indagini longitudinali. Per ritrovarli condurre una ricerca approfondita con "longitudinal"

[3] UNDERSTANDING THE BLACK-WHITE TEST SCORE GAP IN THE FIRST TWO YEARS OF SCHOOL, articolo allegato

[4] Il centro che ha coordinato la partecipazione italiana a questa indagine dell’IEA era il CEDE, Centro Europeo dll’Educazione, con sede a Frascati, nella Villa Falconieri, che è ora sede dell’INVALSI

[5] L’accezione "scuola dell’infanzia" utilizzata per designarla è eloquente da questo punto di vista

[6] Service de la recherche sur l’education, acronimo SRED

[7] Actes du deuxième colloque "Constructivisme et éducation":"Scolariser la petite enfance?". I due volumi si possono ordinare rivolgendosi direttamente allo SRED

Les documents de l'article

pdf_Pre-School_Theme09-2.pdf
jpg_Education_Canada.jpg
pdf_FryerLevittUnderstandingTheBlack2004.pdf