Le opinioni degli insegnanti francesi della scuola dell’obbligo sugli allievi in grande difficoltà a scuola

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Francia: il rompicato degli allievi in grande difficoltà

Indagine condotta nel 2005 dalla DEPP (l’INVALSI potrebbe essere l’equivalente italiano ma non lo è ), ossia la Direzione della Valutazione, della Prospettiva e dei Risultati (Performance) del Ministero dell’Educazione Nazionale Francese presso due campioni rappresentativi di insegnanti di scuola elementare e scuola media : 384 insegnanti di scuola elementare e 1038 professori di scuola media di sei discipline diverse (francese, storia-geografia, istruzione civica, lingua straniera, matematica, tecnologia e sport) sugli allievi in grandissima difficoltà, sul modo di occuparsene, sulle reazioni che suscitano nei docenti, sui comportamenti che si dovrebbero prendere e quelli invece che si adottano.

Lo studio della DEPP (2,5 MB in PDF) , ovviamente in francese, può essere scaricato dal sito della DEPP.

L’analisi dei dati raccolti tramite questionario con domande chiuse a scelta multipla e domande aperte nonché con interviste complementari ha permesso di constatare una convergenza di opinioni tra gli insegnanti delle elementari ed i professori della scuola media. Entrambi i gruppi attribuiscono l’origine della grande difficoltà scolastica (che è un vero grattacapo per la gestione delle classi e per il futuro degli allievi) principalmente all’ambiente in cui vive l’allievo e non alla scuola. La grande difficoltà si manifesta subito, è un rischio riconoscibile già agli inizi della scolarizzazione ed è una situazione che perdura. Non ci si faccia nessuna illusione: l’educazione presolastica non serve a neutralizzarla e nemmeno le bocciature. Per combatterla con efficacia occorre intervenire sull’ambiente domestico, sulle condizioni d’alloggio, sulle situazioni immobiliari nonché sulla fiducia in sé, sul rispetto di sé, l’immagine di sé , le rappresentazioni della società, di figli e genitori.

Gli insegnanti non sono in chiaro sulle strategie da adottare per ridurre il disagio, il disorientamento, il malessere degli allievi in grave ritardo, che non riescono a seguire il programma d’insegnameno, che si annoiano a scuola e che non capiscono le spiegazioni date nel corso delle lezioni. Manco di motivazione, indisciplina, disinteresse, reazioni caratteriali talora violente, rassegnazione, sono comportamenti comuni in queste circostanze. Molti docenti propugnano di concentrarsi sui metodi d’apprendimendo e di fare acquisire a qauesti allievi avantutto i metodi di lavoro appropriati (come si studia, come si prendono appunti, ecc.), ovverossia insegnare loro come si fa a diventare “buoni allievi”. Altri preconizzano uno sforzo prioritario prima che questi allievi arrivino alla scuola media. I problemi d’apprendimento si dovrebbero risolvere alle elementari e perché no nelle scuole materne. Più presto si comincia , meglio sarebbe, dunque.

Tutti ritengono le ripetenze e le bocciature inutili e tutti plebiscitano l’insegnamento individualizzato, il tutore su misura, l’aiuto personalizzato. Gli insegnanti inoltre richiedono una migliore formazione per capire il problema ed affrontarlo, vorrebbero che ci sia per loro un sostegno speciale, corsi appropriati ( la formazione continua). In generale si rivendica una strategia su misura: gli onsegnanti ritengono che incombe loro ed a loro soltanto trovare le risposte appropriate, caso per caso. Un rimedio miracoloso non c’è. Non ci sono ricette da applicare . Le soluzioni non possono essere che multiple. Tutti sono consapevoli che questi casi obbligano a modificare i comportamenti in classe, le pratiche d’insegnamento, lo sguardo con il quale questi allievi vengono percepiti.

In francese segue la presentazione dettagliata di questa indagine fatta sul sito del Café pédagogique:

"Le fait d’être confronté à la grande difficulté scolaire est un facteur de changement pour huit enseignants sur dix". L’étude de Chi-Lan Do sur "les représentations de la grande difficulté scolaire par les enseignants" publiée dans un Dossier de la Depp (ministère) met l’accent sur l’identité commune des enseignants du primaire et du secondaire confrontés à ce problème.

S’agissant d’enfants qui ont entre 6 et 15 voire 16 ans, les enseignants sont d’accord pour juger que l’origine de la difficulté provient d’abord de l’environnement de l’enfant, puis de l’organisation du système éducatif et enfin, pour 1 prof sur 10, de l’élève lui-même. "Dans leur ensemble, les enseignants désignent comme principal facteur environnemental l’absence d’intérêt des familles ; parmi les causes liées à l’organisation du système scolaire, l’absence de prise en charge des élèves en grande difficulté leur paraît la plus préjudiciable, tandis que le manque de bases solides est perçu le plus déterminant chez l’élève à l’origine de sa propre difficulté scolaire".

Un autre trait commun est de repousser le problème avant le niveau d’enseignement du professeur. "82,9 % des professeurs de collège affirment que par expérience, il leur semble que c’est avant l’entrée au collège que les problèmes liés à la grande difficulté scolaire peuvent être le mieux traités ; leur donnant implicitement raison, 45,8 % des professeurs des écoles désignent l’entrée en grande section de maternelle".

Que faire face à la grande difficulté scolaire ? 84% des profs de collège, 62% des profs des écoles ne croient pas que le redoublement soit une solution. Neuf profs sur dix croient en l’efficacité du soutien individualisé et en l’aide au travail personnel. Mais 3 profs des écoles sur 4 citent le Rased (réseau d’aide ) alors que 2 profs de collège sur 3 mentionnent l’orientation précoce dans des structures particulières. Il faut dire que "la prise en charge collective de la grande difficulté scolaire nécessite un travail de concertation loin d’être habituel sur le terrain" souligne Chi-Lan Do. Ainsi si les professeurs des écoles recherchent systématiquement l’aide du Rased, les enseignants de collège se tournent vers le professeur principal (68%) ou les parents (50%). Les profs sont demandeurs de formation, voire de "méthodes qui marchent" ou de "trucs".

Ce désarroi et cet isolement se retrouve dans le dernier grand enseignement de cette enquête. Selon C.-L. Do, les professeurs se diviseraient de façon identique entre le primaire et le secondaire, en trois groupes de poids identique. Il y aurait "ceux qui éprouvent un sentiment de « combativité et de défi » (33,5 % des professeurs des écoles, 30,1% des professeurs de collège) face à un phénomène qu’ils jugent le plus souvent inacceptable et qui les conduit à ajuster leur niveau d’exigence en modifiant leurs méthodes et pratiques ou leur relation à l’élève; ceux qui mettent en avant leur « sens du devoir et souci d’équité envers l’élève »; ceux qui ressentent une impression « d’impuissance, isolement ou fatalisme » (29,6 % des professeurs des écoles, 33,1 % des professeurs de collège) devant un phénomène perçu comme inéluctable et ont davantage tendance à baisser leur niveau d’exigence".