Recensione sommaria della recente pubblicazione dell’OCSE sulle competenze in informatica della popolazione adulta.

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Generalizzazione delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione?

Il saggio qui presentato è una appendice dell’indagine PIAAC , ossia dell’indagine sulle competenze degli adulti, svolta nel 2012. La partecipazione allo studio sulla diffusione delle competenze informatiche e sull’uso delle TIC nella vita lavorativa e nel dopo-lavoro era opzionale. L’Italia non ha partecipato a questo studio tematico. L’indagine ha un alto interesse metodologico e merita di essere nota proprio perché affronta aspetti complessi che sono suscettibili di minare la validità delle conclusioni comparate. Gli autori spiegano assai bene come hanno proceduto per evitare i numerosi trabocchetti che uno studio del genere presenta. Le conclusioni che si traggono da questo studio meritano di essere discusse. In primo luogo si pone la questione della divulgazione delle competenze informatiche. In molti paesi una larga frangia della popolazione adulta , quella tra i 16 e i 64 anni, non ha competenze sufficienti per servirsi dei computer quando si tratta di risolvere un problema. L’informatizzazione delle società contemporanee è indubbiamente in corso ma è ben lungi dall’essere compiuta. L’OCSE invoca uno sforzo speciale da parte dei governi per estendere e sviluppare le competenze informatiche della popolazione. In secondo luogo merita discussione la metodologia utilizzata per condurre questo tipo di studi. I problemi sul tappeto sono assai ben reperiti. La fragilità dell’indagine corretta da un apparato statistico notevole rende forse discutibili le conclusioni, ma questo è un aspetto aperto da indagare ulteriormente;

 Nuova pubblicazione dell’OCSE nell’ambito del programma PIAAC:

OECD (2015), Adults, Computers and Problem Solving: What’s the Problem?, OECD Publishing.http://dx.doi.org/10.1787/978926423...

Un mondo che muta, nel bene o nel male?

L’OCSE non mette in discussione le trasformazioni che modellano le società contemporanea, né si interroga sui benefici o sugli aspetti negativi della rivoluzione tecnologica in corso. Qualcosa sta cambiando e l’OCSE sposa il cambiamento, lo accetta , lo promuove, lo dà per scontato. Riusciranno vincitori, come sempre, coloro che si adattano più in fretta, che cambiano mentalità, che fanno sfoggio delle competenze richieste per padroneggiare le nuove tecnologie di governo del mondo. Forse l’evoluzione potrebbe essere diversa come diverso potrebbe essere l’uso delle nuove tecnologie, ma l’umanità preferisce da sempre le fonti di reddito,l’accumulazione e la conservazione della ricchezza monetaria. Forse l’OCSE ha ragione nel promuovere analisi che mettono in evidenza le correlazioni tra cultura tecnologica e successo nella vita odierna, livello di studio, forse si può anche dissentire da questa facile tendenza e invocare altre prospettive, altre correlazioni, senza essere nostalgici, senza arroccarsi al passato. Si potrebbe vivere bene privilegiando altri tipi di formazione, altre competenze.

 L’indagine PIAAC sulle competenze degli adulti

L’OCSE inizia a scodellare analisi tematiche svolte per valorizzare le proprie indagini, in questo caso l’indagine PIAAC sulle competenze degli adulti effettuata nel 2012. Il volume di 192 pagine qui presentato esiste per ora in francese e in inglese e estrapola le informazioni riguardanti le competenze degli adulti in informatica. Per l’OCSE non esiste nessun dubbio in materia: più competenti si è in informatica, migliori sono le prospettive esistenziali: salari migliori, integrazione migliore nella società, minori rischi di disoccupazione, soddisfazione personale accresciuta, ecc. La conseguenza dedotta dalla miniera di dati raccolti è chiara: vale la pena darsi da fare per acquisire competenze elevate nel settore dell’informatica. Forse, in qualche altro angolo del mondo OCSE, qualcuno ha effettuato un’analisi sulla correlazioni tra diffusione delle nuove tecnologie e creazione di posti di lavoro. Ormai si sa che le nuove tecnologie generano si`nuovi posti di lavoro ma il numero dei posti creati resta inferiore a quello dei posti distrutti. Non si sa se l’OCSE abbia esaminato le conseguenze culturali e sociali della diffusione delle nuove tecnologie e quindi dell’estensione delle competenze in informatica della popolazione adulta e quindi del ruolo del mega servizio scolastico. Tutto è vantaggioso nel modello proposto? Non ci sono proprio riflessi negativi da nessuna parte? 

 La soluzione dei problemi

Le informazioni provengono da una sezione di PIAAC [1] dedicata alla valutazione delle capacità di risolvere i problemi in contesti fortemente tecnologici, esigenti. La valutazione proponeva compiti che esigevano l’uso del computer per risolvere i problemi, per esempio il ricorso alla corrispondenza elettronica (Email), fogli elettronici [2], applicazioni di trattamento di testi [3], uso delle reti sociali, cioè a un insieme di applicazioni informatiche d’uso corrente, che gli adulti incontrano sovente nella vita quotidiana.L’indagine ha anche raccolto informazioni sulla frequenza dell’uso delle nuove tecnologie tra gli adulti sia nel posto di lavoro che a casa.

 Il titolo del volume non è brillante. Si vede che all’OCSE dovevano soddisfare varie componenti operanti nell’ambito di PIAAC. Di solito i titoli dell’OCSE sono ben trovati, sono corti, incisivi. Non è il caso questa volta. Si può in questo caso unicamente emettere supposizioni riguardanti la presenza di tensioni interne tra i fautori dell’indagine e gli esperti che lavorano sui dati PIAAC. In ogni modo un punto debole è il concetto di "problem-solving": stupisce constatare che l’OCSE continui a servirsi di questo concetto molto difficile da definire e da delimitare. Le competenze mobilitate dalle situazioni problematiche, inattese, mai incontrate in precedenza, da risolvere con il ricorso a tecnologia avanzate sono molteplici e non sono chiaramente identificate dalla ricerca scientifica. 

L’indagine

L’indagine è molto sperimentale, esplora un tema del tutto nuovo, poco studiato finora ed è una dimostrazione delle piste da seguire nelle valutazioni su larga scala del futuro. Si tratta di una illustrazione delle tendenze che potrebbero imporsi nella valutazione su larga scala in futuro. Occorre quindi lanciarsi e sperimentare. Dette queste cose sembra sorprendente l’enfasi con la quale l’OCSE presenta questa analisi alla quale hanno partecipato tutti i paesi nordici, la Germania, il Canada, l’Australia, l’Inghilterra , gli Stati Uniti, il Giappone. Pochi paesi pero’ nel complesso, 19 in tutto a quanto sembra e tra questi va inserita anche la parte fiamminga del Belgio che non è il Belgio, ma è difficile sapere con esattezza il numero dei paesi che hanno aderito a questa opzione perché nel volume non viene fornita nessuna lista dei paesi che hanno pagato per raccogliere dati su questa questione. Nelle tavole l’OCSE inserisce a piacimento i paesi per i quali aveva i dati corrispondenti ottenuti con altre indagini. Quindi talora la lista dei paesi per i quali si hanno dati magari non comparabili tra loro comprende 17 paesi o entità intra-nazionali come il Belgio fiammingo. Nel documento si dice che i paesi o le entità infra-nazionali che hanno partecipato all’indagine sono 20.

L’Italia non ha partecipato a questa indagine che era una opzione dell’indagine principale PIAAC. Nemmeno la Francia e nemmeno la Spagna hanno partecipato. Mancano quindi i principali sistemi scolastici latini.

Considerata la presenza di grossi calibri come gli Stati Uniti, la Francia, l’Inghilterra, l’OCSE non poteva tirarsi indietro e ciò spiega forse la pubblicità fatta a questo studio che è l’oggetto di una presentazione di Andreas Schleicher, capo della direzione dell’Educazione all’OCSE, pubblicata il 24 giugno nel blog dell’OCSE sull’educazione [4]. L’analisi è stata svolta da specialisti USA della valutazione su larga scala.

Il test comprendeva 14 compiti, ripartiti in due moduli di valutazione, che sono stati usati per valutare le competenze in informatica degli adulti che vivono in paesi tecnologicamente molto avanzati. I punteggi conseguiti sono stati calibrati come è prassi nell’indagine PISA , in una scala di 500 punti che è suddivisa in quattro livelli di competenza in funzione delle difficoltà dei compiti e delle capacità specifiche degli adulti che le realizzano.Il livello massimo è il livello 3. Il livello inferiore a uno riguarda le persone he non hanno le competenze per risolvere i compiti del livello 1.I compiti inferiori al livello 1 hanno obiettivi chiari, comprendono poche tappe e sono situati in un ambiente familiare.Gli adulti he hanno un livello di competenza inferiore al livello 1 riescono a completare al massimo un compito tra i sei di livello 1 proposti nel test. Gli adulti di questo gruppo hanno superato la prova preliminare di competenze nell’uso delle TIC, il che significa che sanno usare le funzioni basilari di un computer, come per esempio battitura a macchina, uso della mouse, selezionare, copiare, incollare contenuti, 

Al livello 1 gli adulti possono completare compiti i cui obiettivi sono chiaramente indicati e che esigono il ricorso a un numero ridotto di operazioni attuabili in un ambiente noto.Per esempio tra i compiti di questo livello si situa la capacita’ di localizzare un item in un foglio elettronico, la comunicazione del risultato con un messaggio via email , l’uso della messaggeria elettronica per informare diverse persone nel contempo, la classificazione dei messaggi email in varie cartelle.

 

La valutazione coinvolgeva soltanto adulti in grado di servirsi del computer ed era totalmente computerizzata. Le persone che non sapevano servirsi del computer erano scartate dalla valutazione e non sono state valutate. per questa ragione il test e i risultati pubblicati riguardano la soluzione dei problemi con l’uso del computer. Le persone abilitate ad essere valutate sono state selezionate con una prova iniziale mirante ad accertare le loro competenze nell’uso del computer. La costruzione del campione di adulti abilitati alla valutazione della competenza a risolvere problemi con computer è molto delicata ed è ben spiegata nel volume. Agli adulti selezionati per questa valutazione fu offerta la possibilità di desistere dal test e questo gruppo, il gruppo degli opto-out, ha modificato la comparabilità dei campioni anche perché non sono state date istruzioni sul modo di procedere con gli opting-out;

 Alcuni risultati in sintesi

In media solo un adulo su tre dei sistemi scolastici che hanno partecipato all’indagine è altamente competente nell’uso delle nuove tecnologie, e i risultati variano enormemente all’interno di uno steso paese.

 

Solo un terzo degli adulti dei paesi presi in considerazione posseggono competenze estese nelle nuove tecnologie [5] ed hanno un livello di competenza nella scala apposita pari a 2 o 3.Queste persone sanno combinare il ricorso a svariate applicazioni informatiche quando si tratta di risolvere un problema, possono valutare i risultati delle ricerche nel web sanno far fronte a risultati inattesi.

 

La popolazione adulta dei Paesi nordici e quella olandese sono meglio attrezzate. Il 40% consegue un livello di abilità elevato ( almeno 2 o 3). Invece l’Irlanda, la Polonia e la Repubblica slovacca sono paesi dove la popolazione adulta con un livello elevato rappresenta una proporzione debole ( un quinto, ossia pari al 20%, della popolazione).

 

I fattori che concorrono a sviluppare una competenza elevata a risolvere problemi con le TIC sono un buon livello di competenze in lettura e di cultura matematica nonché l’età ( fare parte della coorte tra i 16 e i 24 anni)

 

Questa constatazione non è una novità perché i quesiti riguardanti la soluzione dei problemi richiedono per essere capiti una grande competenza in lettura. Dunque l’OCSE constata che una migliore competenza nella soluzione dei problemi in un contesto tecnologicamente avanzato è avere una eccellente competenza in lettura e un buon livello di cultura matematica nonché un’età relativamente giovane. Il fatto di essere un emigrante e di parlare una lingua diversa da quella del test non ha nessun effetto sul livello di competenza dopo avere tenuto conto di altri fattori. anche in questo caso l’OCSE non scopre nulla di nuovo e le conclusioni non sono inaspettate.

La formazione terziaria , ossia quella universitaria o quella post-secondaria e l’uso regolare delle TIC sono positivamente correlate ad un alto livello di competenza nella soluzione dei problemi. Inoltre il fatto di avere una formazione posts-secondaria e di essere giovane sono fattori fortemente correlati ad una competenza nell’uso dei computer. Tuttavia, ceteris paribus, la probabilità di avere un’esperienza con i computer non è correlata al livello di competenze in lettura.

In molti paesi, la proporzione di adulti senza esperienza con le TIC è elevata. 

La padronanza delle TIC nella soluzione di problemi in un contesto tecnologico molto sviluppato è importante per trovare un lavoro

Si noti dapprima la prudenza dell’enunciato. Inoltre questa affermazione si basa solo sui dati forniti in funzione di una concezione teorica , taluni direbbero ideologica, dello sviluppo. In ogni modo qui si ha a che fare con il mercato del lavoro che funziona secondo regole che non sono quelle del servizio scolastico. Gli estensori sono obnubilati dalla filosofia attuale dell’OCSE e ritengono che siccome la natura del lavoro muterà costantemente in futuro, la ricompensa della padronanza in informatica continuerà a crescere. Quindi , secondo l’OCSE, vale la pena , ma questo è sottinteso, promuovere nelle scuole alte competenze in informatica. Questa correlazione per l’OCSE non è casuale e non va messa in discussione. Secondo l’OCSE si è piombati in un mondo totalmente informatizzato e quindi non si dovrebbe più tentennare nella promozione scolastica delle competenze necessarie per riuscire in queste società. 

La proporzione degli adulti che usano regolarmente l’informatica nel posto di lavoro e fuori dal lavoro varia moltissimo da un paese all’altro.

In media, tra i paesi che hanno partecipato all’indagine, due adulti su tre, usano almeno una volta al mese la corrispondenza elettronica e Internet. Sul posto di lavoro pressapoco la metà della manodopera usa la corrispondenza elettronica e si serve di Internet almeno una volta al mese. Questi utenti regolari delle TIC hanno quindi l’opportunità di perfezionare le loro competenze nella soluzione dei problemi con le nuove tecnologie. Vale dunque la pena fare il possibile per accrescere le occasioni di lavorare con i computer, di addestrarsi a servirsene. Si apre qui la possibilità di una nuova espansione del servizio scolastico che l’OCSE per il momento non proclama apertamente ma che incita indirettamente con questi tipi di prodotti e di analisi.

Le differenze nell’accesso alle TIC spiega in gran parte la varianza tra paesi delle competenze nel risolvere i problemi con le nuove tecnologie. La proporzione di adulti che usano regolarmente le TIC è altissima in Olanda e nei Paesi Nordici. In questi paesi l’80% degli adulti dichiara di servirsi della messaggeria elettronica almeno una volta al mese, e il 70% di Internet con la stessa frequenza. In Giappone invece meno del 50% degli adulti usa la messaggeria elettronica almeno una volta al mese e meno del 30% usa Internet per acquisti almeno una volta al mese. Anche in Corea, in Polonia e nella Repubblica slovacca l’uso delle TIC è poco frequente: circa il 60% degli adulti si serve della messaggeria elettronica o di Internet almeno una volta al mese. Questa proporzione è perfino inferiore al 40% in Polonia e nella Repubblica slovacca.

Molti adulti non hanno ancora nessuna esperienza dei computer

In media l’8% degli adulti tra i 16 e i 65 anni di tutti i paesi che hanno partecipato all’indagine ha dichiarato di non avere alcuna esperienza dei computer prima dell’indagine. Questa proporzione era inferiore al 3% in Olanda, Norvegia e Svezia e superiore al 15% iNella Corea del Sud, nella Repubblica Slovacca e in Polonia.Inoltre , l’esperienza informatica di molti adulti, secondo l’indagine si stima questo gruppo pari al 5% della popolazione, è talmente limitata da non permettere di selezionare un testo nel trattamento di testo.

Secondo il documento i governi dovrebbero preoccuparsi delle competenze informatiche della popolazione adulta per la soluzione di problemi soprattutto quando decidono di informatizzare l’accesso ai servizi amministrativi. Questa è una manna nuova per i servizi scolastici che hanno davanti a loro , sempre secondo l’OCSE, un campo di espansione immenso. Si può’ scommettere che l’invito dell’OCSE non cadrà nell’oblio.

 

Conclusione

 

Questo documento suggerisce in fondo una duplice conclusione: la prima riguarda la metodologia della valutazione e la seconda l’estensione del mondo digitale o numerico.

Dal punto di vista metodologico l’indagine è molto interessante, sembra ben fatta anche se sono evidenti i punti deboli: la campionatura( aspetto riconosciuto del resto dagli analisti), il concetto di "problem solving" e le situazioni problematiche proposte nel test, la penuria di dati, l’assenza di una parte considerevole del mondo europeo. In ogni modo nella metodologia applicata appaiono linee di sviluppo originali e promettenti. Non si sa per il momento se si troveranno le risorse finanziarie e umane per generalizzare questo tipo di valutazione, per ritoccare i punti deboli e per validare i risultati. Gli analisti fanno salti mortali in questo testo per restare nel tema e insistono costantemente sul fatto che l’indagine non è proprio una indagine sulle competenze informatiche ma verte sulle capacità a risolvere problemi con l’uso dei computer;

L’altro aspetto che sfugge quasi totalmente alla responsabilità delle autorità scolastiche riguarda l’estensione dell’informatica nella società post-moderna o nelle cosiddette economie della conoscenza. I dati raccolti forniscono un panorama molto sfumato. In determinate società ( quelle nordiche e quella olandese per esempio) l’informatica è molto presente ed è molto usata sia nel lavoro sia a casa o fuori dalle attività professionali; in altri invece ( per esempio nei paesi asiatici, ) lo è di meno.

Per apprezzare meglio le intenzioni dell’OCSE che esplora nuovi campi di lavoro si auspica lo svolgimento di altre indagini di questo tipo. L’evoluzione degli strumenti e l’estensione della partecipazione dovrebbero permettere di giungere a considerazioni meno grossolane e grottesche sull’evoluzione delle società contemporanee grazie alle TIC e quindi sullo sviluppo dei curricoli scolastici e delle competenze acquisite a scuola in informatica. Poco si sa invero come queste competenze si apprendono laddove esse sono molto presenti, per esempio nei paesi nordici. Recentemente l’OCSE ha molto criticato la politica scolastica svedese ma da questa indagine non parrebbe proprio che la Svezia marchi il passo in questo campo. Si ha al contrario l’impressione di avere di fronte una società che evolve rapidamente e che ha compiuto il passo strumentale necessario per attrezzare l’insieme della popolazione adulta, quella giovane come pure quella anziana, delle competenze necessarie per padroneggiare le TIC quando si tratta di risolvere problemi che per loro natura sono inattesi e sconosciuti. 

Il commento dell’OCSE

Anche il capo della Direzione dell’educazione all’OCSE, Andreas Schleicher, sottolinea nel suo post pubblicato nel blog "Educationtoday" ( cliccare qui per il testo in inglese) le stesse conclusioni. Per esempio riprende l’osservazione dedotta dai dati secondo la quale chi padroneggia le TIC nella soluzione dei problemi incontra meno difficoltà a trovare un posto di lavoro e guadagna di più ( in media il 6% in più all’ora anche dopo le ponderazioni per ottenere una parità di tutte le altre circostanze — genere, livello di istruzione,competenza in lettura, livello di cultura matematica, uso della messaggeria elettronica , ecc).Invece quando si tengono in conto queste circostanze, il 26% delle differenze di stipendio spariscono. Questo potrebbe dire che le competenze informatiche da sole, in quanto tali , non sono determinanti per ottenere un buon salario.

L’Italia

In questo articolo non si cita l’Italia che non ha scelto questa opzione per cui l’inserimento dell’Italia in alcune tavole del volume ci sembra arbitraria e forzata. Va da sé purtroppo che l’Italia non brilla affatto in queste analisi comparate nelle quali è inserita ma spetta ai responsabili scolastici italiani difendere e fare valere altre opzioni di sviluppo che spieghino come mai la popolazione adulta italiana non è per il momento propensa a sposare la cultura informatica. Compete inoltre ai responsabili del mercato del lavoro italiano spiegare come mai l’economia italiana possa prosperare e funzionare in un universo dominato dalle nuove tecnologie dell’informatica e della comunicazione. Non si sa per esempio se l’economia italiana soffra veramente di questi ritardi rispetto ai paesi nordici per esempio. Probabilmente no, ma questo è un campo da indagare ulteriormente.

 


[1] Per maggiori informazioni sulla’ indagine PIAAC si svolga una ricerca con lo stesso acronimo in questo sito

[2] "Spreadsheet"

[3] "Word-processor"

[4] "Educationtoday", titolo del post di Schleicher: "What computer skills can do for you". Cliccare qui per accedere al testo unicamente in inglese

[5] ICT in inglese e TIC in francese e forse in italiano

Les documents de l'article

Adults_computer_and_problem_solving.pdf