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 Libro in inglese pubblicato lo scorso anno negli USA:

Who’s Afraid of the Big Bad Dragon? Why China Has the Best (and Worst) Education System in the World

by Yong Zhao
Jossey-Bass, 254 pp., $26.95
 
Da considerare soprattutto in vista della propaganda OCSE-PISA sui risultati cinesi nell’indagine comparata PISA.
 
Passaggi della recensione di Diane Ravitch nella rivista "New York Review of Books" del 20 novembre 2014:
 
 
L’autore è nato ed è cresciuto in Cina; ora è rettore dell’Università dell’Oregon negli USA....Nel libro afferma che la Cina ha il peggior sistema scolastico al mondo perché i brillanti risultati nei test delle indagini comparate sono conseguiti con il sacrificio della creatività, del pensiero divergente, dell’individualità e dell’originalità. L’imposizione dei test da parte delle autorità è una vittoria dell’autoritarismo. Non si deve per nulla imitare Shanghai dove la riuscita scolastica è il frutto di una millenaria tradizione confuciana.
 
Il sistema scolastico cinese è iper-centralizzato da millenni ed è al servizio della selezione e della preparazione delle carriere nell’amministrazione statale. Il sistema di selezione cinese detto keju è stato in vigore per 1300 anni e fu abolito soltanto nel 1905. Il sistema privilegiava le pratiche mnemoniche; ha fatto macchia d’olio in molti stati asiatici come il Giappone, la Corea e il Vietnam.
 
La Cina aveva tutti gli elementi per realizzare la rivoluzione industriale ben 400 anni prima dell’Inghilterra ma il sistema keju ha dirottato verso l’amministrazione dell’allora impero cinese molti talenti che avrebbero potuto pilotare la transizione verso una nazione moderna contraddistinta dalle applicazioni scientifiche e tecnologiche.
 
Il successo economico cinese di questi ultimi tre decenni non è imputabile al sistema scolastico il quale è ancora orientato dal culto verso lo studio mnemonico. Il successo cinese è imputabile agli investimenti stranieri e alla volontà politica di adottare le tecnologie moderne nonché alle facilitazioni per studiare all’estero. La Cina ha bisogno di innovazione tecnologica che non ci sarà fin quando non si abbandonerà il sistema dei test alla base di una selezione impietosa per accedere alle università prestigiose. Questo modello scolastico è in vigore sia a Shanghai che a Hong Kong e spiega il successo dei sistemi scolastici dell’estremo oriente nelle indagini internazionali comparate.
 
In Cina il funzionamento del sistema scolastico per altro è aggravato da due difetti maggiori: la frode e il trattamento dei risultati. La manipolazione dei risultati scolastici è uno sport nazionale.
Secondo l’autore del volume citato la forza migliore degli studenti cinesi risiede appunto nella preparazione alle indagini con prove strutturate sia locali che nazionali o internazionali. Gli studenti cinesi sono imbattibili nelle prove strutturate ma peccano in creatività, immaginazione, spirito critico, indipendenza. Il sistema scolastico cinese è molto efficace quando si tratta di "eliminare le differenze, di sopprimere le motivazioni intrinseche e di imporre la conformità". Da questo punto di vista è una macchina perfetta. Siccome il modo di pensare proposto è l’unico che garantisca la mobilità sociale, l’opinione pubblica lo richiede , lo promuove e lo difende. Inoltre il sistema scolastico cinese è vittima degli elogi occidentali.
 
In Cina la gerarchizzazione e le classifiche sono all’ordine del giorno. Quindi il sistema scolastico fornisce entrambi i prodotti che sono appunto quelli che di primo acchito sono celebrati nelle analisi OCSE dell’indagine PISA. I genitori ricchi non esitano a corrompere , a incoraggiare il trattamento e a spendere per lezioni private pur di piazzare nelle migliori posizioni i propri rampolli. Molte scuole private dove si comprano lezioni private non fanno altro che preparare ai test. Molti genitori ritengono che l’equità consista appunto nel rendere legale e visibile il barare, il taroccamento.
 
Zhao cita il caso di una scuola nella provincia rurale di Anhui diventata famosa in tutta la Cina per i successi spettacolari conseguiti dagli studenti nei test di selezione all’Università. Orbene gli studenti vanno a scuola già alle 6:30 di mattina e finiscono la giornata a scuola alle 22:30 di sera. Dopo devono ancora fare i compiti.
 
La Cina è l’incarnazione perfetta di un sistema scolastico autoritario che non può essere un modello da seguire. Se il mondo occidentale è preoccupato dai successi cinesi , la migliore soluzione sarebbe quella di non diventare come la Cina. Per fortuna non ci sono stati pellegrinaggi pedagogici verso Shanghai. Non sono le distanze ad avere scoraggiato questo tipo di curiosità. Molto meglio a questo riguardo fu di andare in Finlandia. C’è da sperare che l’OCSE quando pubblicherà i risultati dell’indagine PISA 2015 ossia nel dicembre 2016, sarà più critica verso i punteggi dei quindicenni di Shanghai.