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Dopo avere incensato per un ventennio l’autonomia scolastica anche in questo campo l’OCSE intraprende la retromarcia. Secondo l’OCSE, l’autonomia scolastica non è né una faccenda semplice né tanto meno facilmente spendibile sul piano politico. Partendo dai risultati PISA nel test di comprensione della lettura 2009 e dagli indicatori internazionali dell’istruzione risulterebbe che l’autonomia non è la panacea per ogni male scolastico.

Lo si afferma nel No. 9 di Focus, la lettera mensile di PISA che si può scaricare cliccando qui. Per ora esiste solo la versione in inglese.

Autonomia, accountability e competenze in lettura

Per analizzare pregi e difetti dell’autonomia scolastica occorre prendere in considerazione le interazioni tra tre parametri :

  • l’autonomia scolastica,
  • i risultati nel test PISA 2009 e più genericamente nelle valutazioni con prove strutturate,
  • la rendicontazione o "accountability".

Nei sistemi scolastici impostati in funzione dell’"accountability" l’autonomia scolastica permette di conseguire punteggi maggiori che non nelle scuole meno autonome ; al contrario nei sistemi scolastici che concedono una scarsa "accountability" i punteggi dei quindicenni nel test di lettura PISA 2009 sono migliori nelle scuole con debole autonomia o prive di autonomia. In questo caso la media dei punteggi in queste scuole (quelle poco autonome) è quasi identica a quelle degli studenti quindicenni in scuole autonome nell’ambito di sistemi scolastici con grande "accountability".

Morale della favola

 Non esiste una ricetta assoluta, unica. I dati di PISA in Focus 9 sfruttano i risultati pubblicati nel vol.IV della serie di cinque volumi che raccoglie i risultati dell’indagine PISA 2009 la quale era imperniata sulla comprensione della lettura.

Un’analisi raffinata in controluce

La pubblicazione evita qualsiasi affermazione perentoria. La questione dell’autonomia è trattata in modo molto sfumato. Secondo questa analisi, "nei paesi nei quali le scuole hanno una più grande autonomia curricolare e organizzativa, gli studenti riescono meglio". L’autonomia finanziaria invece non è correlata a nessun risultato preciso. Talora è positiva, in altri casi negativa, a seconda dei paesi.

L’autonomia pedagogica


L’analisi estrapola dai dati Pisa 2009 soprattutto le informazioni riguardanti le correlazioni esistenti tra l’autonomia pedagogica, quella che poco fa abbiamo chiamato autonomia curricolare e organizzativa, i risultati conseguiti dagli studenti quindicenni nel test sulla comprensione della lettura dell’indagine PISA svolta nel 2009, e l’organizzazione generale del sistema scolastico.

L’autonomia pedagogica è efficace dal punto di vista degli apprendimenti nei sistemi nei quali la rendicontazione è imperativa. Nei paesi nei quali invece le scuole non sono tenute a rendere pubblici i loro risultati, ossia a rendere conto di quanto ottengono, l’autonomia pedagogica non produce grandi risultati. In altri termini, quando l’autonomia pedagogica non è controllata è controproducente. L’autonomia pedagogica non può essere rivendicata come un diritto senza nessuna contropartita, non può essere cioè una faccenda puramente interna alle singole scuole. Questo è quanto si desume dall’analisi di PISA in Focus No. 9.

Autonomia scolastica : bando alle semplificazioni

L’analisi testé pubblicata dal’OCSE mette in evidenza la complessità del concetto di autonomia. Questa caratteristica è esaminata da una duplice angolatura :

  • come elemento dell’effetto scuola, la cui valutazione, si sa, non è per nulla facile, e
  • come elemento della rendicontazione.

Nei sistemi scolastici che non concedono un’ampia autonomia pedagogica alle scuole e che non contemplano neppure l’obbligo di rendere conto, escludendo o riducendo in questo modo qualsiasi possibilità di mettere in concorrenza le scuole tra loro, gli studenti quindicenni nelle scuole prive di autonomia conseguono un punteggio medio in lettura elevato, altrettanto elevato di quelle delle scuole autonome nei sistemi scolastici nei quali invece la rendicontazione e quindi svariate forme di competizione tra scuole sono presenti.

Autonomia curriculare e valutazioni


Molte delle informazioni trattate in questa analisi dell’OCSE provengono dalle risposte dei dirigenti scolastici al questionario loro riservato. Siccome non ci sono informazioni sufficienti per apprezzare la pertinenza della comparabilità delle risposte dei dirigenti scolastici (hanno tutti interpretato allo stesso modo le domande poste ?per esempio), è necessario trattare con grande cautela queste informazioni. I dirigenti scolastici sono stati invitati a specificare se loro stessi, gli insegnanti, il consiglio scolastico, le autorità scolastiche locali o regionali, oppure l’autorità scolastica nazionale, hanno considerevoli responsabilità in svariati settori scolastici come per esempio le modalità di valutazione degli studenti ; la scelta dei libri di testo, il contenuto dei programmi d0insegnamento, e le discipline di insegnamento offerte dalla scuola.


La competizione tra scuole non è un argomento di per sé vincente


 L’analisi incrocia i punteggi conseguiti dagli studenti nel test sulla lettura dell’indagine Pisa 2009 con le risposte dei dirigenti scolastici. Si constata ciò facendo che i sistemi scolastici nei quali la maggioranza delle scuole rende pubblici i risultati conseguiti nei test dai loro studenti, la media dei punteggi degli studenti è solo marginalmente più elevata di quella delle scuole che dispongono soltanto di un’autonomia finanziaria.

Solo un terzo dei quindicenni frequenta scuole in sistemi nei quali vige una competizione tra scuole

Le scuole che sono tenute a rendere pubblici i risultati nei test sono una minoranza nel sistema OCSE. Nell’insieme dei paesi dell’ OCSE, in media soltanto il 37% degli studenti frequenta scuole nelle quali i dirigenti scolastici hanno affermato che i risultati nei test sono resi pubblici.

L’autonomia scolastica da sola non basta a migliorare l’apprendimento

In conclusione, l’analisi svolta sui dati dell’indagine Pisa 2009 a proposito dell’autonomia scolastica suggerisce che punteggi elevati degli studenti nei test di comprensione della lettura sono osservabili nei sistemi scolastici nei quali si articolano tra loro diverse strategie come per esempio quelle che combinano autonomia scolastica e rendicontazione. È la combinazione di queste strategie e non soltanto una strategia singola, isolata, che rende possibile il conseguimento di punteggi elevati nel test PISA 2009 sulla comprensione della lettura. Questo significa che non basta promuovere l’autonomia di per sé, ma che occorre prevedere e articolare tra loro diversi tipi di interventi. In caso contrario, sembrerebbe quasi preferibile rinunciare all’autonomia scolastica e non parlare di rendicontazione. Il sistema dirigista sembrerebbe altrettanto efficace di un sistema scolastico altamente differenziato nel quale la fiducia nelle scuole e negli insegnanti è una variabile costitutiva del sistema scolastico (caso finlandese per esempio).

Precauzioni per attutire la sbornia ideologica

Propagandare l’autonomia scolastica, predicarne i benefici non sarebbe, alla luce dei dati che emergono da questa analisi, una strategia appropriata. Ci sono casi nei quali una grande autonomia si rivela un fattore negativo. L’OCSE non rinuncia ad affermare che nei paesi nei quali le scuole fruiscono di una più grande autonomia curricolare e nelle quali gli studenti sono valutati regolarmente, le prestazioni nel test sulla comprensione della lettura sono migliori. Questi sistemi scolastici sarebbero dunque migliori di altri. Le restrizioni sottolineate nel commento però (si tratta di autonomia pedagogica e di rendicontazione che rende pubblici i punteggi nei test) sono rilevanti e non possono essere trascurate. Non tutte le forme di autonomia vanno bene. Questo è un passo avanti nell’ambito degli studi che da un ventennio l’OCSE svolge sull’autonomia scolastica.