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L’autonomia galoppa

Nell’insegnamento primario e secondario inglese una scuola su 10 (407 scuole in tutto) ha optato per l’indipendenza (come una "Charter School* negli USA. Vedi a questo proposito il resoconto del convegno estivo 2010 dell’ADI).

Scuole libere da interferenze esterne: chi ci guadagna?

Le "Academies" o le "Charter Schools" sono innovazioni nell’ambito della scuola pubblica che mirano a rendere le scuole responsabili di quel che fanno ("accountability") offrendo in cambio della libertà di organizzazione e di funzionamento la completa disponibilità della somma totale equivalente al costo annuo della scuola (costi di funzionamento e di manutenzione inclusi).

La scommessa

Se si rendono le scuole realmente responsabili di quel che fanno e soprattutto dei risultati che ottengono con i loro allievi, forse qualcosa cambierà nella scuola. Questa scommessa implica una fiducia piena nel corpo insegnante, ossia docenti e dirigenti professionisti, che sanno quel che fanno, che sono consapevoli dei loro limiti ed anche delle loro competenze, che non giuocano agli apprendisti stregoni, che prendono sul serio la loro professione, che si aggiornano regolarmente. Illusione? Probabilmente. Le ripetute valutazioni delle scuole tendono a comprovare che non è tanto facile cambiare marcia, prendere la buona direzione. Non bastano i proclami, le rivendicazioni, le indignate proteste di chi parla a nome degli insegnanti, li ricatti apocalittici di chi monopolizza la voce delle famiglie e degli studenti. D’altra parte tentare non nuoce. Peggio non può andare (magari sì, ma non lo sappiamo ancora).

 

Gli scettici denunciano queste operazioni come manovre di smantellamento del servizio pubblico scolastico, come una catastrofe sociale tremenda, una losca speculazione di miopi che ragionano solo in termini di risparmi e che credono, ciò facendo, di migliorare la scuola senza spendere un centesimo in più. Può darsi che sia anche così. Eppure, non molti anni fa, nel corpo mistico della scuola i discorsi sull’autonomia, sulla responsabilizzazione, sull’"accountability" proliferavano. Cosa è successo nel frattempo per scatenare reazioni di scetticismo contro operazioni di questo tipo che non smantellano il servizio pubblico ma che esplorano modalità di funzionamento diverso, un’ organizzazione alternativa?

 

Dall’uniformità alla diversità: la personalizzazione

 

Ci vuole coraggio a prendere in mano la gestione completa, finanziaria, pedagogica, curricolare di un istituto. Lo sanno i dirigenti che lo fanno e che si buttano a capofitto nell’impresa. Tutta va bene quando il corpo insegnante segue, condivide le idee ed i progetti del dirigente. Il fallimento è garantito se il dirigente rimane solo oppure se è appoggiato solo da una piccola "troupe" di insegnanti devoti, che non contano le ore, che si danno da fare in un oceano d’indifferenza. Qualsiasi impresa diventa poi eroica quando le scuole sono gigantesche, più simili a opifici che non a luoghi in cui si studia, più simili a reparti di laboratorio in cui si coltivano batteri di vario genere, che non a centri di cura e convalescenza.


Un successo inatteso

 

Il ministro inglese dell’educazione Michael Gove non ha lanciato l’idea delle "Academies". Ha soltanto ripreso un progetto dei laburisti messo a punto nel governo di John Brown. Nondimeno critiche e scetticismo nel mondo pedagogico inglese ed europeo non sono mancate: " si romperanno la testa, si sbatterà la testa contro il muro", si mormorava ovunque.

Quando all’inizio delle vacanze estive si annunciò che il numero delle scuole che si erano annunciate per diventare indipendenti era ridicolo, molti sostennero: "lo si poteva prevedere", "non funzionerà e non può funzionare".

Invece alla ripresa dell’anno scolastico la musica è cambiata. Molte scuole, più di quanto lo si potesse supporre, si sono annunciate per fare il passo, per rompere con la burocrazia ministeriale, per tentare di sfruttare l’occasione offerta di prendere sul serio quanto si proclama negli incontri pedagogici. Di fronte a questa risposta delle scuole il ministro Gove ha affermato che si tratta"della riforma della scuola più rapida in tutta la storia dell’Inghilterra".

A questo riguardo occorre dire che l’operazione non nasce nel vuoto. Le scuole in Inghilterra fruirono di molta autonomia fino agli inizi degli anni 90 quando intervenne la riforma conservatrice Major-Thatcher che smantellò il potere degli enti locali sulle scuole per ridare maggiori competenze al potere centrale. Adesso si cambia rotta. Dopo avere fustigato gli enti locali, dopo avere tolto di mezzo le ingerenze dei livelli intermedi, il governo propone alle scuole di prendersi in mano. In un certo senso, dunque, il corpo insegnante inglese non è proprio a digiuno di fronte all’autonomia, non è spaventato da questa prospettiva. Vedremo quel che succederà.

Lo statuto di "Academies" attribuisce alle istituzioni scolastiche una larga autonomia. "I capi d’istituto (ossia i dirigenti scolastici), e non i politici né tanto meno i burocrati , sanno come si gestisce al meglio una scuola" ha affermato il ministro Michael Gove.

I sindacati sono dubitativi. Per loro "le scuole sono ingannate dal governo. Credono che avranno più risorse mentre invece il budget dell’istruzione è massacrato da tagli mai visti finora. Le "Academies" sono una bella invenzione per liquidare definitivamente le politiche scolastiche locali. E’ il colpo finale che regala le scuole alle aziende private".


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