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Il sito francese "L’Expresso" presenta e critica severamente in una nota del 24 settembre (clicca qui) un documento pubblicato nel corso dell’estate dal Ministero dell’istruzione. La relazione è stata preparata dall’ispettorato francese delle scuole e verte sull’applicazione dei programmi nelle scuole primarie e sull’utilizzazione delle valutazione per aiutare le istituzioni scolastiche a conformarsi ai nuovi indirizzi programmatici come per esempio quelli riguardanti lo sviluppo delle competenze (per avere il documento, in lingua francese, clicca qui).

Il punto di vista degli ispettori scolastici sulla valutazione diagnostica degli allievi

Il documento è molto interessante perché spiega come gli ispettori scolastici francesi concepiscono il pilotaggio della scuola sulla base dei risultati, modalità largamente usata in altri sistemi scolastici come per esempio quello inglese, quello svedese o quelli americani e che in Italia si aspira a realizzare.

 

Il corpo francese degli ispettori ha imperniato le sue osservazioni sulla qualità dell’attuazione dei programmi nelle classi nonché sulle modalità di uso delle valutazioni diagnostiche svolte dal ministero.


Nelle scuole i nuovi programmi scolastici non si applicano

Nelle scuole primarie prevale il conservatorismo, l’inerzia, la "routine". Gli ispettori hanno constatato che si è ben lungi da una applicazione generalizzata dei nuovi programmi. Questa osservazione non è una novità di per sé perché è noto che ci vogliono decenni per digerire e applicare in tutte le scuole, in tutte le classi, un cambiamento dei programmi d’insegnamento. Se la ricerca scientifica sulla scuola servisse a qualcosa, quest’informazione dovrebbe essere nota. Invece, nemmeno gli ispettori generali la citano e rilevano con una certa sorpresa il gap esistente tra programmi ufficiali e programmi applicati. Orbene. è stradimostrato che i cambiamenti di programmi non si realizzano dall’oggi all’indomani.

Come modificare i programmi d’insegnamento nelle classi?

La domanda che sorge spontaneamente è come aiutare gli insegnanti a riorganizzare la loro pratica pedagogica, a cambiare passo, a incorporare nei loro piani le nuove proposte programmatiche, che sono poi quelle imperniate sulle competenze.

Gli ispettori rispondono mediante la valutazione. Le valutazioni diagnostiche sono considerate come uno strumento essenziale di conoscenze per pilotare il sistema scolastico a tutti i livelli. Gli ispettori auspicano quindi un consolidamento delle prove nazionali e un’impostazione delle indagini in funzione dell’attuazione dei programmi per meglio integrare le loro indicazioni delle pratiche pedagogiche e didattiche nonché in quelle dell’amministrazione scolastica.

Un parere contestato: la valutazione diagnostica servirebbe a ben altro

Il sito france "L’Expresso" del 24 settembre spara ad alzo zero su questo rapporto e contesta l’affermazione degli ispettori secondo i quali l’opposizione degli insegnanti di scuola primaria alla valutazione in seconda e in quinta elementare si sarebbe attenuata. L’Expresso, sito molto vicino ai sindacati della scuola, ritiene che non sia affatto difendibile la posizione dell’ispettorato scolastico che considera la valutazione una leva essenziale di trasformazione della scuola. Per l’Espresso il primo scopo delle valutazioni in seconda e quinta elementare è la valutazione degli insegnanti. Infatti i risultati conseguiti dagli allievi non sono messi in evidenza nelle relazioni degli ispettori. 

Ispezioni e valutazione sono complementari

Gli ispettori dal canto loro ribadiscono che la valutazione su larga scala svolta dal ministero dovrebbe modificare le modalità d’ispezione delle scuole e implicare dunque anche un cambiamento nel modo di lavorare degli ispettori. Questi devono apprendere a servirsi dei risultati delle valutazioni. Solo in questo modo le valutazioni diventeranno uno strumento di pilotaggio del sistema scolastico.