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Un’eccezione ? La Svezia.

 

Al posto di drastici tagli nel budget destinato alla scuola, come succede in molti Paesi, in Svezia si fa il contrario

 

In un comunicato stampa del 21 settembre 2011, il Ministero dell’educazione e della ricerca del governo svedese annuncia che nella legge finanziaria svedese per il 2012 le spese per l’istruzione aumenteranno. Non si dice di quanto in percentuale ma si indica solo il totale lordo (cliccare qui per leggere la versione in inglese del comunicato stampa) . [1]

Verrebbe voglia di dire che la Svezia è in questo caso il buon allievo dell’OCSE anche se gli Svedesi resistono a molte ingiunzioni dell’OCSE, specialmente per quel che riguarda la valutazione. Si può anche aggiungere : lo è quasi sempre stato.

L’incremento di investimenti per la scuola é proposto dal centro-destra

Non c’è da essere sorpresi : la maggioranza che governa in Svezia è di centro destra. Nel 2010, alle elezioni generali, per la prima volta in un secolo di storia, il centro destra ha vinto per due volte di fila le elezioni, ossia una seconda volta dopo un primo mandato quadriennale.

In questo governo, il ministro dell’educazion è Jan Björklund, presidente del partito liberale, che si colloca assai a destra dello schieramento politico. Jan Björklund proviene da un famiglia operaia. Il ministro non ha fatto studi universitari e neppure i genitori, ma ha fatto carriera nell’esercito svedese.

Le priorità di spesa

L’incremento degli investimenti non è a tappeto ma è mirato. Ed è qui, nelle priorità di spesa, che si svela politica svedese, oggigiorno governata dal centro destra, nel settore dell’istruzione e della ricerca scientifica. Quali sono dunque le priorità di spesa nella scuola in Svezia ? Ne proponiamo alcune che sono di interesse per l’Italia, anche se l’Italia non è la Svezia, ma il sistema scolastico svedese è molto più equo di quello italiano.

Gli insegnanti

L’investimento maggiore è per gli insegnanti, con svariate rubriche riguardanti sopratttutto la formazione e il perfezionamento professionale. Non si parla però né di valutazione degli insegnanti né di retribuzioni in base al merito o alla reputazione. Gli insegnanti in Svezia sono di nomina comunale, anche quelli dei licei e degli istituti tecnici [2]. Il governo centrale non può ficcare il naso in questo carteggio. La destra politica svedese deve fare i conti con l’autonomia scolastica e comunale.

 

Nel pacchetto di investimenti per gli insegnanti vale la pena evidenziare i 400 milioni di corone svedesi (circa 300 milioni di euro) stanziati per migliorare le competenze degli insegnanti con una formazione insufficiente. In Svezia mancano insegnanti e quindi si reclutano come insegnanti anche persone interessate all’insegnamento che vengono formate in fretta, con corsi accelerati. Ciò sembra paradossale in Italia paese dove esiste un esubero di insegnanti, ma tra poco il problema si porrà senz’altro anche in Italia, almeno in certe discipline, sempreché nel frattempo non si cambi da capo a piedi il sistema scolastico, mutazione che in Italia sembra assai improbabile. Il governo svedese offre una grossa somma per permettere a queste persone di completare la formazione oppure per aiutare le università a organizzare corsi appositi per questo personale.

Anche gli insegnanti in servizio, quelli che in Italia si direbbero gli insegnanti assunti con contratto indeterminato, sono tenuti a sguie corsi di pefezionamento profesionale. Ben 3,8 miliardi di corone svedesi sono invece stenaziate a per il triennio 2012-2015.

 

La valutazione

 

La Svezia può essere considerata la patria europea della valutazione su larga scala. L’Istituto internazionale dell’educazione a Stoccolma è stato un faro mondiale della valutazione su larga scala. Il presidente dell’IEA Torsten Husén (1916-2009), una delle grandi figure della valutazione su larga scala per comparare gli apprendimenti degli alunni nei vari sistemi scolastici, vi insegnava.

Nondimeno, la politica scolastica svedese è sempre stata molto restia rispetto alla valutazione. La Svezia ha partecipato a tutte le indagini dell’IEA, in Svezia ci sono sempre stati grandi specialisti della valutazione, forse non tanto degli studenti e delle scuole quanto degli adulti, ma la valutazione è stata poco usata come strumento della politica scolastica. Quando all’OCSE si esaminava l’opportunità di impostare una valutazione su larga scala in concorrenza con l’IEA, la Svezia aveva una posizione critica e in parte reticente. I rappresentanti svedesi che conoscevano assai bene i limiti delle indagini dell’IEA diffidavano della volontà dell’OCSE di lanciare un’operazione mondiale di valutazione ciclica [3]. Nelle riunioni di lavoro questi delegati ribadivano con garbo ma coninsistenza la necessità di affrontare temi che le indagini dell’IEA avevano accantonato per molteplici ragioni, come per esempio l’articolazione tra i test e programmi scolastici [4].

 

Fino a pochissimo tempo fa in Svezia non si organizzavano test nazionali né per le scuole, né per gli studenti, né per gli insegnanti. Il solo test nazionale obbligatorio era somministrato a 15 anni alla fine della scuola dell’obbligo in quattro discipline. Per tutta la durata della scuola primaria, che in Svezia si prolunga fino ai 16 anni, non si somministravano test nazionali, né campionari né censuari.

Siccome nelle ultime indagini PISA i punteggi dei quindicenni non sono stati brillanti e sono peggiorati da un ciclo d’indagine all’altro  [5] le autorità scolastiche ed il govenro hanno ritenuto che fosse necessario migliorare la qualità dell’istruzione con una strategia politica adeguata. La legge finanziaria che incrementa la spesa statale per l’istruzione nasce da questa constatazione. Da qui anche l’interesse per la valutazione del sistema scolastico che è affidata all’Agenzia nazionale per la scuola (Skolverket) la cui sede è a Stoccolma.

 

A decorrere dall’anno scolastico 2011-2012 si somministreranno test nazionali in terza elementare, alla fine del sesto anno e alla fine del nono anno di scuola. Le scuole sono però libere di scegliere la data nella quale somministrare il test entro un periodo assai ampio che va da marzo a maggio fissato dall’Agenzia nazionale. Sono i presidi che decidono quando si somministrano i test nella scuola.

 

Il sistema di valutazione svedese è imperniato su un rapporto di totale fiducia con le scuole, gli insegnanti e i presidi. Per perfezionare questo meccanismo la legge finaziaria stanzia 15 milioni di corone svedese all’anno.

[1] Questo è una classica deformazione dell’informazione che praticano anche i partiti politici svedesi i quali non sono poi più virtuosi dei partiti politici di qualsiasi altro paese al mondo. Il potere è il potere, permette di manipolare l’informazione e l’opinione pubblica per fare credere che si è molto bravi.

[2] Occorre qui precisare che i comuni svedesi sono solo 290. Nondimeno la Svezia è uno dei paesi più grandi per superficie dell’Unione Europea. Il terzo per la precisione, ma abitato solo da circa 9 milioni di persone, ossia da una popolazione pari a quella della Lombardia. Si potrebbe dire che la Svezia è una Lombardia diluita

[3] Si tratta del programma PISA che è triennale ; il primo ciclo PISA si è svolto nel 2000

[4] Questo significa interrogarsi sul senso dei test : i test servono per valutare quel che si insegna e si impara a scuola oppure i test internazionali devono essere scissi dai programmi scolastici ? L’OCSE opterà per questa seconda soluzione che è una soluzione di comodo. Il problema è ancora sul tappeto come lo dimostra il dibattito in corso negli USA sulla corrispondenza tra test e programmi d’insegnamento oppure tra test e standard d’apprendimento

[5] I punteggi dei quindicenni nel sistema scolastico svedese erano suppergiù in linea con la media OCSE, quindi sempre superiori a quelli dei quindicenni italiani