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Il governo finlandese di centro destra (conservatore) ha deciso i tagli di bilancio che si impongono per fronteggiare la crisi e ha pure adottato aumenti dell’imposizione fiscale. La stessa musica si suona dal "Manzanarre al Reno", come si esprimeva Alessandro Manzoni, ossia dal Nord al Sud dell’Europa.

Anche il governo finlandese va in direzione opposta a quella raccomandata dall’OCSE perché il 10% dei tagli per un importo pari a 120 milioni di euro sarà imputato alla scuola (ossia al ministero dell’istruzione pubblica). Quindi invece di investire di più per l’educazione come raccomanda l’OCSE, si investirà di meno. Ci si può chiedere, considerato lo stato dell’istruzione scolastica in Finlandia, se ciò potrebbe essere fonte di preoccupazioni. In ogni modo la scuola sarà la principale vittima della cura adottata per combattere gli effetti della crisi economica e della società neo-capitalista.

 

Quali saranno le conseguenze di una simile politica di riduzione degli investimenti scolastici ?

Difficile prevederlo. Siccome la stessa linea sarà seguita anche in altri stati europei (per esempio in Francia o in Inghilterra) , i ministeri dell’istruzione pubblica dovranno fare i conti per bene per sapere se le ricadute di una simile politica restrittiva che chiude i cordoni della borsa saranno negative per la scuola a corta, a media e a lunga scadenza. L’epoca delle vacche grasse sembra davvero finita ed è giunto il momento di chiedersi se veramente chi spende di più per la scuola spende bene e chi spende di meno per la scuola dovrà alla lunga pagarne le conseguenze. La strategia della società della conoscenza osannata dai celebri accordi di Lisbona sembra essere entrata in crisi. Forse è possibile essere competitivi sui mercati, accrescere il PIL, senza spendere di più per la scuola, il che vorrebbe dire ipotizzare una trasformazione radicale del sistema scolastico. Quello vigente non tiene più la rotta : costa, se si vuole che funzioni bene e non rende molto. Il momento delle decisioni è giunto : mantenere il sistema scolastico così come è, tentando di ottenere i migliori risultati possibili anche con risorse ridotte oppure cambiarlo per ottenere migliori risultati, più equità scolastica, con lo stesso importo di investimenti ?